Fedez mette sotto accusa i rapper: «Vi usano come pedine»
Nel suo intervento sui social, Federico Lucia critica chi giustifica devastazioni e saccheggi pur rappresentando lo stesso modello di lusso contestato dai manifestanti.
Il messaggio di Fedez arriva dopo il fine settimana segnato a Milano da proteste, danneggiamenti, saccheggi e scontri con le forze dell’ordine. Il cantante, intervenuto sui canali di Pulp Podcast con un testo firmato Federico Lucia, contesta soprattutto la solidarietà espressa da alcuni artisti nei confronti dei manifestanti.
Secondo il rapper, una parte del mondo musicale starebbe trasformando la rabbia sociale in uno strumento di visibilità. Il suo ragionamento parte però anche dall’esperienza personale: dalla periferia e dalle difficoltà economiche fino al successo, ai beni di lusso e all’esibizione pubblica del proprio status.
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La rabbia nasce davanti alle vetrine
Fedez sostiene di comprendere il risentimento di chi osserva dagli spazi periferici i simboli di una ricchezza irraggiungibile. Le vetrine del centro, nella sua lettura, diventano così il bersaglio più evidente di una frustrazione maturata tra case degradate, lavori insoddisfacenti e impossibilità di acquistare ciò che viene mostrato come modello di successo.
Il cantante ricorda di avere percorso la stessa trasformazione che spesso accompagna la parabola del rap: partire da condizioni difficili e arrivare a esibire orologi, abiti, viaggi e altri oggetti costosi. «Conosco bene la parabola tipica del rap, che ti porta dal niente a esibire status symbol, perché l'ho vissuta tutta», afferma nel suo intervento.
La solidarietà diventa un bersaglio
La critica si concentra poi sui personaggi pubblici che hanno preso posizione a favore dei cortei o hanno mostrato vicinanza ai protagonisti delle proteste. Fedez osserva che proprio gli artisti contribuiscono a promuovere quella rappresentazione del successo che le devastazioni sembrano voler colpire.
Nel passaggio più diretto, il rapper allude a un collega senza pronunciarne il nome. Il riferimento appare rivolto a Marracash, fotografato alla Prima della Scala con Beppe Sala nel 2019 e, secondo il testo, oggi vicino alle ragioni dei manifestanti. Fedez mette in discussione la coerenza tra la partecipazione a occasioni istituzionali e la difesa di atti come la distruzione delle vetrine.
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«Sento dire che è giusto sfondare le vetrine da qualcuno che, alla prima della Scala, si è fatto fotografare con Beppe Sala, e mi vengono dei dubbi», dice, chiedendosi se certi schieramenti non dipendano di volta in volta da ciò che risulta più conveniente.
«Vi stanno usando come pedine»
Nel finale, l’artista invita i giovani a diffidare sia di chi condanna senza distinguere le ragioni della protesta sia di chi la trasforma in un simbolo utile alla propria immagine. A suo giudizio, entrambe le posizioni rischiano di ridurre i manifestanti a strumenti di una contesa politica, mediatica o commerciale.
Fedez respinge anche l’idea di applaudire pubblicamente le devastazioni per intercettare nuovo pubblico. Ricorda che, una volta terminata la protesta, i rapper più amati potrebbero tornare a sfilate e occasioni legate ai marchi del lusso, lasciando ai ragazzi la parte più dura del conflitto.
La conclusione ribadisce la distanza da una solidarietà considerata opportunistica: «Non credete ai proclami, non credete agli artisti ricchi che vi sostengono, non c'è nessun noi». E aggiunge che il successo costruito dopo la povertà non cancella il divario con chi oggi viene invitato a identificarsi con quelle stesse figure.
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