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Cronaca 2 min di lettura55 min fa

Fanghi di depurazione, 1,3 milioni senza sbocco agricolo

Utilitalia chiede nuovi impianti: con depuratori più efficienti la produzione annua potrebbe salire a 3,8 milioni di tonnellate

In Italia rischiano di restare senza una destinazione circa 1,3 milioni di tonnellate di fanghi di depurazione se venisse meno il loro impiego agricolo.

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La richiesta di nuovi impianti

Utilitalia sollecita una pianificazione degli impianti capace di ampliare il recupero dei fanghi, sostenendo anche la produzione di fertilizzanti, energia e fosforo. L’associazione ha presentato a Ecomondo la terza edizione dello studio dedicato alle strutture necessarie per gestire correttamente questi materiali.

La vicepresidente vicaria Barbara Marinali ha ricordato che «l’obiettivo di privilegiare il recupero dei fanghi è ormai consolidato» nelle norme europee e italiane e nelle regole dell’Arera. Secondo Marinali, l’aggiornamento della disciplina curato dal Mase dovrà portare a una norma che tuteli salute e ambiente e renda applicabile la gerarchia dei rifiuti anche nel settore della depurazione.


L’aumento previsto dei quantitativi

La rinuncia, totale o parziale, all’utilizzo agricolo aggraverebbe soprattutto le difficoltà già presenti nel Centro-Sud, con possibili ripercussioni anche sugli impianti del Nord. Alla quantità oggi priva di una collocazione si aggiungerebbero infatti altri 600mila tonnellate annue.

Questa crescita è collegata al miglioramento della depurazione. La chiusura delle 4 procedure di infrazione ancora aperte porterebbe, secondo le stime dello studio, a un incremento della produzione fino a circa 3,8 milioni di tonnellate ogni anno, contro le 3,2 milioni attuali. L’Italia sostiene inoltre costi pari a 60 milioni di euro all’anno legati alle sanzioni.

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Come vengono gestiti oggi

Nel 2023 il 50% dei fanghi è stato destinato al recupero, mentre il 47% è finito allo smaltimento. Un ulteriore 2% è stato mandato all’estero e l’1% è rimasto in giacenza, con differenze rilevanti tra le diverse aree del Paese.

Centro e Sud hanno trasferito complessivamente circa 250mila tonnellate verso altre regioni, in prevalenza settentrionali. La discarica viene considerata l’opzione meno favorevole sul piano ambientale e, secondo la gerarchia europea dei rifiuti, dovrebbe essere ridotta a vantaggio delle forme di recupero.


Il ruolo dell’agricoltura

La quasi totalità delle 1,3 milioni di tonnellate oggi recuperate viene preparata per l’impiego agricolo. Il materiale può essere utilizzato direttamente oppure trasformato in ammendanti compostati misti e gessi di defecazione.

Esistono anche alternative legate al recupero energetico e di materia, con la possibile produzione di biometano, energia elettrica o termica e fosforo. Tuttavia, l’attuale disponibilità di impianti non sarebbe sufficiente a gestire il volume aggiuntivo nel caso di un forte ridimensionamento dell’uso agricolo.

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