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Cronaca 2 min di lettura54 min fa

Ex Ilva, l’aeroporto torna libero: la partita si decide il 27 ottobre

I dipendenti di Cornigliano hanno interrotto la protesta al Colombo dopo l’annuncio di un incontro a Palazzo Chigi, ma la cassa integrazione resta limitata a 280 persone.

La protesta all’aeroporto di Genova si è conclusa nel tardo pomeriggio, dopo l’annuncio di un vertice a Palazzo Chigi fissato per il 27 ottobre. La comunicazione del ministero del Lavoro ha spinto i dipendenti dell’ex Ilva di Cornigliano a lasciare il presidio, senza però sciogliere il nodo della cassa integrazione: fino al confronto con il governo, il trattamento resterà circoscritto a 280 lavoratori e non verrà esteso agli 870 inizialmente indicati.

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Il confronto del 27 ottobre congela la vertenza

La decisione di interrompere l’occupazione è arrivata dopo una giornata di forte mobilitazione. Gli operai avevano raggiunto la zona imbarchi dell’aeroporto Cristoforo Colombo e annunciato pubblicamente l’avvio della protesta, chiedendo risposte sulla continuità dello stabilimento e sulle prospettive occupazionali.

L’incontro nella sede del governo rappresenta ora il prossimo passaggio della vertenza. Nel frattempo, non sono previste modifiche alla cassa integrazione straordinaria: la misura continuerà a riguardare 280 dipendenti, mentre resta escluso, per il momento, l’ampliamento a 870 lavoratori.


La protesta è nata sull’acciaio mancante

Alla base della manifestazione c’è stata la richiesta aziendale di una nuova cassa integrazione. Armando Palombo, della Fiom, ha accusato i commissari di aver prima garantito la prosecuzione delle attività e poi comunicato, con una posta elettronica certificata inviata nella notte di venerdì, un quadro completamente diverso. Secondo il sindacalista, Genova non può attendere anni per la riconversione industriale e ha bisogno subito dei rotoli d’acciaio necessari alla produzione.

Nicola Appice, della Fim Cisl, ha richiamato anche l’intesa provvisoria maturata dopo tre giorni di presidio davanti alla prefettura. Quell’impegno avrebbe dovuto assicurare 35 mila tonnellate di coils, sufficienti a evitare l’arresto delle linee genovesi. La successiva prospettiva di cassa integrazione, ha spiegato, rischia invece di coinvolgere reparti produttivi e amministrativi, con possibili conseguenze sull’intero ciclo ancora operativo.

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Tensione al Colombo e solidarietà

Nel corso della mattinata i manifestanti avevano mantenuto inizialmente un passaggio per permettere ai viaggiatori di raggiungere i gate. In seguito quel corridoio è stato chiuso, provocando brevi momenti di tensione con le persone in attesa presso i banchi di accettazione.

I lavoratori si sono poi seduti sul pavimento, battendo i caschi a terra. Palombo ha ribadito la volontà di proseguire la mobilitazione fino a una risposta del governo, chiamando direttamente in causa i commissari nominati dall’esecutivo. All’interno dello scalo è comparso anche uno striscione dei dipendenti Ericsson, azienda che ha annunciato 131 licenziamenti, a sostegno dei metalmeccanici dell’ex Ilva.


Il futuro industriale resta aperto

Fabio Ceraudo, esponente dell’Usb, ha sottolineato la necessità di difendere la presenza industriale di Cornigliano. La vertenza genovese si intreccia inoltre con il pronunciamento atteso della Cassazione sul caso di Taranto, altro passaggio indicato dai sindacati come rilevante per il futuro del gruppo.

Il tavolo del 27 ottobre dovrà quindi affrontare sia l’emergenza immediata degli approvvigionamenti sia il destino dei lavoratori coinvolti dalla cassa integrazione. Fino a quella data, la situazione rimane invariata: 280 dipendenti interessati dal provvedimento e nessuna estensione agli altri lavoratori.

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