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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Ex Ilva, i blocchi mettono in crisi la filiera: cosa ha deciso il governo

Il nuovo decreto punta su occupazione, impianti mantenuti in preriscaldo e investimenti, mentre la protesta dei lavoratori rischia di fermare anche raffinerie e trasporti

A Taranto la protesta dei lavoratori sta producendo effetti sull’intera area industriale. I presidi sulle statali 7 e 106 hanno rallentato il traffico delle merci e bloccato il passaggio delle autocisterne dirette alla raffineria Eni, mentre iniziano a emergere problemi nella distribuzione del carburante e nei trasporti pubblici.

Il governo ha risposto con un decreto dedicato all’ex Ilva, ma per i sindacati le misure non bastano. Fim, Fiom e Uilm hanno quindi annunciato altre 48 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti, chiedendo garanzie concrete sull’occupazione, un piano industriale e un percorso credibile di transizione ecologica.

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I blocchi minacciano la continuità industriale

La raffineria, secondo le informazioni disponibili, continua a funzionare regolarmente e in condizioni di sicurezza. Tuttavia, se le interruzioni stradali proseguiranno, potrebbero non arrivare i gas tecnici e le sostanze chimiche indispensabili al ciclo produttivo: in quel caso si renderebbe necessaria una fermata programmata dell’impianto.

Le conseguenze si stanno già propagando sul territorio. Alcuni distributori sono rimasti senza carburante, il servizio urbano accusa difficoltà per la scarsità di gasolio e anche gli aeroporti pugliesi di Bari e Brindisi seguono con attenzione le disponibilità di combustibile per gli aerei.

I lavoratori chiedono anche strumenti per accompagnare alla pensione chi è vicino ai requisiti, il riconoscimento delle mansioni usuranti e incentivi per le uscite volontarie. Giovedì sono attesi pullman diretti a Bari, dove è previsto un confronto in Regione con il presidente Antonio Decaro.


Il decreto punta su lavoro e investimenti

Il provvedimento approvato da Palazzo Chigi si muove su tre direttrici: sostegno all’occupazione, conservazione degli impianti e rilancio degli investimenti. Tra le misure figura una corsia rapida per i contratti di sviluppo, a condizione che assumano in via prioritaria personale proveniente da Acciaierie d’Italia, Ilva in amministrazione straordinaria e aziende dell’indotto.

Per favorire il reimpiego è previsto l’esonero contributivo destinato ai datori di lavoro che assumeranno questi lavoratori. La ministra del Lavoro Marina Calderone ha sottolineato che anche l’indotto avrà una tutela specifica: «È prevista una protezione importante».

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Il decreto assegna inoltre l’ultima tranche del finanziamento da 40,5 milioni di euro alla società. Per il territorio sono previsti 1 milione di euro l’anno destinato al tecnopolo di Taranto e la nascita di un distretto industriale tra Brindisi e Taranto, con procedure semplificate per sviluppare tecnologie a emissioni zero e sostenere la decarbonizzazione.

La strategia sull’area a caldo prevede il mantenimento degli impianti in preriscaldo, senza produzione. L’obiettivo è evitare lo spegnimento definitivo mentre si attende la decisione della Corte di Cassazione, fissata al 20 ottobre, sui ricorsi collegati alla sentenza della Corte d’Appello di Milano.


A Genova si teme la cassa integrazione

La vertenza riguarda anche gli stabilimenti del Nord. A Genova i dipendenti hanno manifestato davanti alla Prefettura durante l’incontro con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, sollecitando l’acquisto di nastri d’acciaio a caldo sui mercati internazionali.

Il materiale servirebbe a mantenere operative le linee di Genova, Novi Ligure e Racconigi e a evitare il ricorso alla cassa integrazione per 985 persone da metà novembre. I sindacati respingono l’idea di separare la situazione degli impianti settentrionali da quella di Taranto.

La loro posizione è stata riassunta così: «Qui non ci sono lavoratori di serie B, per noi i lavoratori sono tutti uguali, il gruppo si tiene unito e si vince solo in maniera unitaria». La richiesta resta quella di proteggere l’intera filiera e di accompagnare la trasformazione industriale senza lasciare scoperti i reparti dell’area a freddo.

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