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Cronaca 4 min di lettura1 ora fa

Estonia, il timore che riaccende il fronte russo: missili fino a 300 km

Tallinn rafforza la difesa sul confine orientale mentre Berlino denuncia una guerra invisibile di sabotaggi e attacchi informatici attribuiti a Mosca.

La possibile conclusione della guerra in Ucraina preoccupa Tallinn più della sua prosecuzione. Secondo esponenti dell’intelligence estone, un cessate il fuoco libererebbe uomini, mezzi e risorse russe oggi impegnati sul fronte, creando le condizioni per una maggiore pressione sul Baltico. «Ora abbiamo paura della fine della guerra», ha sintetizzato un alto responsabile dei servizi estoni.

A rendere ancora più delicato il quadro è l’allarme arrivato da Berlino. Il capo del BND, Martin Jager, ha descritto il confronto con Mosca come «una nuova dimensione, più pericolosa», indicando nella Russia la minaccia più diretta per la Germania.


Berlino denuncia una guerra invisibile

Nel corso di un’audizione davanti alla commissione parlamentare che vigila sui servizi di sicurezza, Jager ha parlato di una vera e propria guerra ombra. Il riferimento è a sabotaggi, azioni clandestine, attacchi informatici, campagne di disinformazione e intimidazioni condotte senza superare il limite formale del conflitto convenzionale.

Tra gli episodi richiamati dalle autorità tedesche c’è quello dell’aeroporto di Lipsia, dove nell’agosto scorso sarebbe stato fermato un attacco con un drone dotato di esplosivo. Il governo federale ha attribuito l’operazione alla Russia, definendola un’azione ibrida; Mosca ha respinto ogni accusa.

Anche Sinan Selen, alla guida del servizio tedesco per la sicurezza interna, ha segnalato il ricorso russo a sabotaggi e omicidi. Secondo Selen, le autorità avrebbero già ottenuto risultati nel bloccare alcune di queste iniziative.


Tallinn cambia la strategia militare

L’Estonia sta abbandonando un modello basato sul ripiegamento iniziale in attesa dei rinforzi alleati. La nuova impostazione, definita da Tallinn «difesa attiva», punta invece a fermare l’avversario già nelle prime fasi e a impedirgli di occupare porzioni del territorio nazionale.

La prima brigata di fanteria, oggi dislocata a Tapa, verrà trasferita stabilmente a Johvi, località distante circa 50 chilometri dalla frontiera russa. Le infrastrutture necessarie sono già in fase di realizzazione. «Dobbiamo partire dal confine e vincere fin dalle prime battaglie», ha affermato il comandante dell’unità, colonnello Tarmo Kundla.

Un altro punto centrale è Narva, città separata dalla russa Ivangorod dal fiume omonimo. Qui Tallinn prevede una base in grado di accogliere 1.000 militari: 200 in permanenza e altri 800 nell’eventualità di una crisi.

I vertici militari e dell’intelligence estoni non indicano come imminente un’offensiva russa su vasta scala. Temono piuttosto un’azione circoscritta, magari proprio nell’area di Narva, pensata per verificare tempi e solidità della risposta della Nato sul fianco orientale.

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Missili, droni e sostegno alleato

La nuova dottrina comprende anche strumenti per colpire a grande distanza. Nell’ultimo anno l’Estonia ha sottoscritto accordi per acquistare nove sistemi statunitensi Himars e nove apparati sudcoreani Chunmoo, con munizioni che, in alcune configurazioni, possono raggiungere circa 300 chilometri.

La gittata assume un peso particolare considerando che San Pietroburgo si trova a circa 260 chilometri dal territorio estone. In caso di attacco, l’obiettivo di Tallinn sarebbe poter colpire installazioni militari oltre il confine già nelle fasi iniziali dello scontro.

La crescita delle capacità operative è accompagnata da un forte aumento delle risorse. Per il 2026 il governo estone ha portato la spesa per la difesa al 5,4% del prodotto interno lordo, mentre un piano già approvato destina ulteriori miliardi alla difesa aerea, ai droni, alla guerra elettronica e agli armamenti a lungo raggio.

L’Estonia fa parte della Nato dal 2004 e ospita già un gruppo multinazionale guidato dal Regno Unito, con la presenza della Francia, nella base di Tapa. Tallinn non dispone però di una componente autonoma di caccia paragonabile a quella delle principali potenze alleate: la protezione dello spazio aereo è garantita dalla missione Nato di sorveglianza dei cieli baltici, attiva anche dalla base di Amari.

Dall’1 agosto 2026 gli Eurofighter italiani della task force Nato operano da Siauliai, in Lituania, per controllare e proteggere i cieli di Lituania, Lettonia ed Estonia. Il Regno Unito, inoltre, intende aumentare il proprio contingente nel Paese da circa 800 a 1.200 militari entro il prossimo aprile; durante le esercitazioni sono state inserite anche nuove capacità d’impiego dei droni.


Mosca osserva i movimenti estoni

Il Cremlino ha reagito sostenendo di seguire con attenzione il rafforzamento militare di Tallinn. Dmitry Peskov, portavoce della presidenza russa, ha assicurato che il ministero della Difesa e gli altri organismi competenti dispongono degli strumenti necessari «per monitorare e valutare adeguatamente la situazione ai confini».

Mosca nega da tempo di preparare un attacco contro gli Stati della Nato. Vladimir Putin ha ribadito nei giorni scorsi che la Russia non avrebbe intenzione di aggredire altri Paesi, contestando le valutazioni occidentali su una possibile offensiva futura.

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