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Cronaca 2 min di lettura38 min fa

Embrioni scambiati, il caso della bimba: l’accusa al silenzio dell’Asl

La coppia napoletana chiede un confronto dopo la nascita di una bambina che non risulta geneticamente figlia dei genitori sottoposti alla fecondazione in vitro.

Una coppia napoletana attende ancora un contatto da parte delle istituzioni dopo aver scoperto che la bambina nata al termine di un percorso di fecondazione in vitro non presenta il loro patrimonio genetico. Secondo la relazione redatta dal medico legale incaricato dalla famiglia, all’origine della vicenda ci sarebbe uno scambio di embrioni.

L’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste i genitori, denuncia l’assenza di iniziative da parte della struttura sanitaria e chiede che venga organizzato un incontro chiarificatore. L’appello è rivolto alla direzione dell’ospedale, all’Asl competente e all’amministrazione regionale, compreso il presidente della Regione Campania Roberto Fico.

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La famiglia contesta il silenzio istituzionale

Petruzzi sostiene che la valutazione medico-legale abbia raggiunto una conclusione precisa sull’avvenuto scambio. A suo giudizio, nonostante la particolarità del caso e la sua rilevanza per la famiglia coinvolta, nessun rappresentante dell’Asl o della Regione avrebbe cercato un confronto diretto con i genitori.

«Riteniamo questo silenzio estremamente grave», afferma il legale, chiedendo che le autorità sanitarie convochino la coppia. L’obiettivo indicato è fare chiarezza sulla ricostruzione dei fatti e sulle responsabilità legate al trattamento di procreazione assistita.

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Il timore delle altre coppie

La vicenda ha inoltre generato apprensione tra le altre coppie seguite nello stesso centro di procreazione. Il timore espresso dall’avvocato è che anche altri embrioni possano essere stati trasferiti, per errore, nell’utero di pazienti diverse da quelle cui erano destinati.

Petruzzi descrive l’accaduto come un episodio eccezionale: non si sarebbe verificato uno scambio al momento della nascita, ma un errore nella fase precedente, con l’impianto dell’embrione in una paziente differente. Per questo il legale sollecita un confronto non soltanto con la struttura sanitaria, ma anche con l’Asl e con l’amministrazione regionale.

La richiesta della coppia riguarda dunque un chiarimento complessivo sulla procedura seguita nel centro e sulle eventuali verifiche da compiere nei confronti delle altre famiglie assistite. Al momento, nel testo fornito, non risultano dichiarazioni o iniziative ufficiali da parte dell’Asl, dell’ospedale o della Regione.

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