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Cronaca 2 min di lettura2 ore fa

Dna di Bologna, la difesa insiste: la Corte prende tempo

I familiari delle vittime contestano nuovi esami sui resti di Maria Fresu, mentre i giudici dell’appello si riservano la decisione.

Secondo Andrea Speranzoni, legale di parte civile, la nuova istanza ripropone una questione già esaminata nel processo a carico di Gilberto Cavallini e confermata dalla Suprema Corte di Cassazione nel gennaio 2025. L’avvocato ha collegato la richiesta alle condizioni estremamente complesse in cui furono recuperati i corpi dopo l’esplosione.

«La verità è che in quella ecatombe, in quel massacro che c'era sotto le macerie, le condizioni di molti corpi umani erano terribilmente gravi, c'erano state mutilazioni su tanti corpi», ha detto Speranzoni. A suo giudizio, la commistione tra i reperti viene ora utilizzata per riaprire un tema già affrontato e definito in sede processuale.

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I familiari respingono l’ipotesi

Paolo Lambertini, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, ha escluso che gli accertamenti possano portare alla scoperta di un’ulteriore vittima della strage. La sua posizione è che il numero 86 sia già spiegato dalla gravidanza di Viviana Bugamelli, morta nell’attentato.

«Non crediamo all'esistenza di una 86esima vittima. L'86esima vittima era nella pancia di Viviana Bugamelli, che era incinta», ha affermato Lambertini al termine dell’udienza. Il presidente dell’associazione ha inoltre sostenuto che l’iniziativa possa servire a far sentire Cavallini ancora sostenuto, mentre l’ex militante dei Nar si trova in isolamento.


La difesa punta sui resti riesumati

L’istanza è stata ripresentata dall’avvocato Alessio Pomponi, che ha sostituito Gabriele Bordoni nella discussione. La difesa chiede di affidare al genetista Emiliano Giardina nuovi approfondimenti sui resti recuperati nel cimitero di Montespertoli, in Toscana, dove era stata sepolta Maria Fresu.

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Al centro c’è un lembo del volto rinvenuto nella bara, il cui profilo genetico non era stato attribuito a Fresu durante il processo. La comparazione con i campioni delle altre vittime di sesso femminile dovrebbe chiarire se quel materiale possa appartenere a una persona non identificata, mentre ulteriori analisi riguarderebbero l’origine ancestrale e il fenotipo.


La Corte deciderà nei prossimi giorni

La richiesta si inserisce in un incidente di esecuzione già promosso nel 2023 e allora respinto. L’obiettivo indicato dalla difesa è verificare se, a ridosso dell’esplosione, fosse presente una donna rimasta senza identità tra le 85 persone morte il 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna.

Dopo aver ascoltato le parti, la Corte di assise di appello presieduta da Pasquale Stigliano ha rinviato la decisione. I giudici si sono riservati e il pronunciamento è atteso nei prossimi giorni; Cavallini, ex appartenente ai Nar, sta scontando in via definitiva l’ergastolo per il concorso nella strage.

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