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Cronaca 2 min di lettura41 min fa

David Rossi, tre Dda verificano l’ipotesi di omicidio

Firenze, Brescia e Bologna esaminano piste diverse dopo gli atti trasmessi dalla procura di Siena sulla morte di David Rossi

Le procure antimafia di Firenze, Brescia e Bologna stanno verificando l’ipotesi che David Rossi sia stato ucciso.

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Gli elementi già esaminati

Nel fascicolo fiorentino sono confluiti anche i documenti della seconda commissione parlamentare d’inchiesta. Nella relazione intermedia presentata lo scorso marzo, la commissione aveva escluso la ricostruzione del suicidio.

Anche la Dda di Bologna starebbe analizzando la vicenda, concentrandosi su contesti e collegamenti potenzialmente differenti rispetto a quelli esaminati negli altri due procedimenti. I tre filoni procedono quindi su piani separati, ma riguardano la stessa morte.


Le verifiche sui movimenti finanziari

Tra gli aspetti sottoposti a esame figurano alcuni trasferimenti di denaro e la gestione delle sponsorizzazioni di Mps. La banca disponeva di un budget annuale da 50 milioni di euro; nel Mantovano sosteneva anche una squadra di rugby, ma prima della morte di Rossi la somma sarebbe stata ridotta di circa 10 milioni.

Gli investigatori starebbero cercando di stabilire chi potesse trarre vantaggio da quelle risorse e se il denaro avesse attirato l’interesse di persone vicine alla ’ndrangheta. Alcuni testimoni sarebbero già stati ascoltati dai magistrati di Firenze e Brescia.

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Il percorso delle indagini

Rossi, ex responsabile della comunicazione di Mps, morì il 6 marzo 2013 dopo essere caduto dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni, a Siena. La procura senese aveva archiviato per due volte il caso come suicidio.

Gli atti sarebbero poi stati inviati da Siena a Firenze, competente per i reati connessi alla criminalità organizzata in Toscana, dopo gli esposti presentati dalla moglie Antonella Tognazzi e dalla figlia Carolina Orlandi. Le due familiari chiedono da anni che la morte venga esaminata come omicidio.

La Dda di Firenze lavorerebbe sul caso da alcuni mesi. A Brescia, invece, il fascicolo sarebbe arrivato la scorsa estate alla pm Claudia Passalacqua, incaricata di verificare eventuali rapporti con gruppi criminali attivi nel Mantovano, soprattutto nella zona di Viadana.

Tra le piste considerate ci sarebbero possibili collegamenti con la cosca di ’ndrangheta Grande Aracri, originaria di Cutro e radicata da tempo tra Mantovano ed Emilia. L’indagine bresciana punta inoltre a chiarire se tali ambienti possano avere avuto interessi nella gestione delle somme destinate alle sponsorizzazioni.

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