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Cronaca 2 min di lettura52 min fa

Cursoti milanesi, il conto di Cerbero: 24 condanne e 272 anni

A Catania il giudice dell’udienza preliminare ha chiuso il rito abbreviato nato dall’inchiesta sulla guerra interna al clan e sulle presunte estorsioni.

Circa 272 anni complessivi di carcere sono stati inflitti a 24 imputati nel procedimento scaturito dall’operazione Cerbero. La decisione è stata presa a Catania dal giudice dell’udienza preliminare Carla Aurora Valenti, al termine del rito abbreviato richiesto dagli accusati.

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Una guerra per il controllo del clan

Al centro dell’indagine c’è la frattura maturata nei Cursoti milanesi dopo la scomparsa dello storico esponente Rosario Pitarà, morto il 9 dicembre 2020. Secondo la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia, da quel momento si sarebbero contrapposti due schieramenti: uno riconducibile a Carmelo Distefano, l’altro ai fratelli Giuseppe e Alfio Cristian Licciardello.

La contesa avrebbe riguardato la guida dell’organizzazione e la gestione delle attività sul territorio. Gli investigatori hanno descritto una fase segnata da scontri armati, minacce, ritorsioni, agguati e aggressioni, con un livello di violenza che l’accusa ha definito particolarmente elevato. Il procedimento è stato avviato sulla base degli accertamenti svolti dai carabinieri e l’operazione è stata eseguita il 27 giugno 2025.


Le condanne più pesanti

Le pene più alte, pari a 20 anni, sono state stabilite per Giuseppe Agatino Ardizzone, Alfio Cristian Licciardello, Giuseppe Licciardello, Gabriele Giuseppe Piterà e Rosario Piterà. La sentenza ha inoltre imposto 16 anni e 8 mesi a Giuseppe Piterà.

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Tra gli altri verdetti figurano i 14 anni per Carmelo Di Stefano, Giuseppe Concetto Piterà e Gabriele Strano, oltre ai 14 anni e 8 mesi inflitti a Carmelo Tiralongo. Concetto Piterà è stato condannato a 13 anni e 4 mesi, mentre per Concetto Pitarà la pena è di 10 anni e 4 mesi.


Anche l’estorsione alla discoteca

L’inchiesta non si è limitata ai contrasti interni alla cosca. Gli investigatori hanno esaminato anche una presunta estorsione ai danni della discoteca Vecchia dogana, situata nel porto di Catania, vicenda per la quale la società interessata si è costituita parte civile.

Nel procedimento hanno assunto la stessa posizione anche le associazioni Alfredo Agosta e Addiopizzo. Le contestazioni, a seconda delle posizioni processuali, comprendevano associazione mafiosa, estorsione e traffico di droga. In aula l’accusa è stata sostenuta dalle sostitute procuratrici Tiziana Laudani e Michela Marenza.

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