Cuore, la sfida ora è sul territorio: come cambiare la prevenzione
Pasquale Perrone Filardi chiede un’applicazione uniforme delle indicazioni europee, con controlli estesi agli adulti e una rete sanitaria davvero integrata.
Il successo della prevenzione cardiovascolare dovrà essere verificato con dati concreti: bisognerà misurare risultati, tempi, risorse impiegate e capacità degli interventi di ridurre malattie e decessi. È questa, secondo Pasquale Perrone Filardi, la condizione necessaria per capire se le nuove strategie producano benefici effettivi per la popolazione.
La prevenzione deve diventare misurabile
L’obiettivo indicato dall’esperto è costruire un modello applicabile in ogni area del Paese, senza differenze nei criteri o nei livelli di assistenza. «Servono generalizzabilità, uniformità e indicatori di esito misurabili», ha affermato Perrone Filardi, chiedendo che le raccomandazioni della Società Europea siano adottate in modo omogeneo.
La valutazione non dovrebbe fermarsi al numero di controlli effettuati. Occorrerà stabilire quanto incidano gli screening sulla diagnosi dei fattori di rischio e, nel tempo, sulla diminuzione della morbilità e della mortalità cardiovascolare. Solo attraverso parametri condivisi sarà possibile confrontare gli esiti dei programmi e correggerne l’organizzazione.
Una rete territoriale senza fratture
Per il professore, la presa in carico deve coinvolgere tutte le articolazioni della sanità di prossimità. Le Case della Comunità potrebbero offrire un punto fisico con competenze diverse per valutare il rischio cardiometabolico e cardionefrometabolico, mentre le farmacie dei servizi, già inserite nella medicina territoriale dal Decreto 77, potrebbero contribuire alle attività di controllo.
Il nodo principale resta però il coordinamento. «La frammentazione regionale dei percorsi assistenziali non va bene per il nostro sistema», ha osservato il past president della Società Italiana di Cardiologia. Secondo Perrone Filardi, medici, strutture e servizi devono operare all’interno di un percorso comune, evitando che l’accesso agli screening dipenda dal territorio di residenza.
Controlli estesi dagli adulti ai fragili
La strategia dovrebbe partire dalle persone con il profilo di rischio più elevato e poi allargarsi progressivamente alla popolazione generale. Il monitoraggio è rivolto soprattutto a elementi che, nella maggior parte dei casi, possono essere modificati attraverso prevenzione e interventi mirati.
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Perrone Filardi sostiene la necessità di misure stabili e di programmi su larga scala dedicati alla popolazione adulta. Screening più accessibili permetterebbero di intercettare prima ipertensione, alterazioni metaboliche e altri fattori cardiovascolari, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili.
L’Europa fissa la direzione
Il quadro nasce dal Safe Hearts Plan, il piano europeo dedicato alla prevenzione cardiovascolare, e dalla prima Settimana europea dello screening promossa dalla Commissione europea. L’iniziativa punta a rafforzare i controlli nei diversi Paesi e a individuare precocemente le condizioni che aumentano il rischio.
Perrone Filardi, professore ordinario di Cardiologia all’Università Federico II di Napoli e direttore del dipartimento di Scienze biomediche avanzate, considera il piano un passaggio significativo della politica sanitaria europea. «Adesso tocca ai governi nazionali implementare queste raccomandazioni», ha dichiarato, sottolineando che il programma dovrà essere adattato alle realtà locali e portato concretamente nei territori.
Le malattie cardiovascolari restano infatti la principale causa di mortalità e morbilità in Europa, Italia compresa. Per questo, secondo lo specialista, la prevenzione primaria non può limitarsi a un indirizzo istituzionale: deve trasformarsi in servizi organizzati, uniformi e facilmente raggiungibili dai cittadini.
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