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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Cruise cambia volto in Digger: l’apocalisse vista dal miliardario

Il 1° ottobre arriverà al cinema Digger, il nuovo lavoro di Alejandro G.

Il 1° ottobre arriverà al cinema Digger, il nuovo lavoro di Alejandro G. Iñárritu. Al centro della storia c’è una versione mai vista di Tom Cruise, trasformato dal trucco nel protagonista di una parabola grottesca sul potere, sull’avidità e sul collasso del pianeta.


Un magnate al centro del disastro

Cruise interpreta Digger Rockwell, padrone dell’industria petrolifera e uomo più facoltoso e influente del mondo. La sua sicurezza sconfinata lo porta a considerarsi quasi una divinità, al punto che anche il presidente degli Stati Uniti si rivolge a lui.

La corsa senza limiti al profitto, insieme alla sua arroganza, spalanca però la strada a una catastrofe ambientale. Quando il disastro diventa impossibile da ignorare, Rockwell è costretto a tentare di rimediare alle conseguenze delle proprie azioni.


Iñárritu sfida il pubblico

Da questo scenario prende forma una pellicola costruita sul contrasto tra umorismo nero, deformazione grottesca e ambizioni spettacolari. Il regista messicano, già premiato con l’Oscar per The Revenant e Birdman, sceglie ancora una volta una narrazione volutamente eccessiva, con una messinscena sontuosa e frequenti richiami al cinema stesso.

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Il film affronta una domanda difficile: ha ancora senso ridere davanti alla possibile fine del mondo, mentre guerre, crisi climatiche e fenomeni assurdi ne fanno percepire ogni giorno la minaccia? La risposta di Iñárritu passa da un impianto monumentale e compatto, affascinante nelle intenzioni ma non sempre capace di sviluppare fino in fondo la sua idea riflessiva.


Cruise sostiene l’intera pellicola

La prova dell’attore rappresenta il principale punto di forza di Digger. Sotto una trasformazione fisica radicale, Cruise restituisce un personaggio infernale e sproporzionato, riuscendo a mantenere in equilibrio la componente satirica e quella più caricaturale.

La sua interpretazione dà energia a un film che, secondo questa lettura, non riesce però a spingersi molto oltre le premesse iniziali. L’ambizione resta evidente, ma l’opera sembra rimanere parzialmente intrappolata nella propria grandiosità.

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