Cortei violenti, il confine delle guardie giurate: quando possono intervenire
Maria Cristina Urbano, presidente di Assiv, chiarisce limiti, obblighi e strumenti della vigilanza privata davanti a saccheggi e assalti ai negozi
Saracinesche da abbassare, allarmi da attivare e collegamenti immediati con le forze dell’ordine: davanti a una folla violenta, la vigilanza privata può contribuire a proteggere persone e attività, ma non può trasformarsi in una forza di polizia. La precisazione arriva dopo gli scontri registrati a Milano, dove Confcommercio ha quantificato in 1 milione di euro i danni alle strutture, senza considerare le perdite dovute alla chiusura o ai mancati incassi.
Intervistata da Tgcom24, Maria Cristina Urbano, presidente dell’Associazione nazionale degli istituti di vigilanza e servizi di sicurezza (Assiv), ha ricostruito il perimetro entro cui devono muoversi guardie giurate e addetti al controllo degli accessi, anche in vista di possibili nuovi disordini nel fine settimana.
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La guardia giurata non è polizia
Il primo limite riguarda la natura stessa dell’incarico. Una guardia giurata non esercita funzioni di polizia statale, non è un pubblico ufficiale e non può invocare le prerogative riconosciute alle forze dell’ordine sull’uso legittimo delle armi. La pistola in dotazione serve esclusivamente per la legittima difesa.
In una situazione pericolosa, quindi, la priorità è ridurre il rischio per sé e per le altre persone, evitando lo scontro quando possibile. La tutela affidata agli istituti riguarda soprattutto beni e patrimoni: negozi, merci, edifici e strutture. In caso di effrazione o tentato furto, il vigilante deve contattare le autorità e mantenere il collegamento con la centrale operativa.
Nel caso di reati contro il patrimonio, può interrompere l’azione e fermare i responsabili, ma soltanto per il periodo indispensabile alla consegna alle forze dell’ordine. Diverso è il caso di un’aggressione grave e imminente: in quella circostanza può intervenire come qualunque cittadino, sempre entro i confini ristretti della legittima difesa.
Contro la folla contano prevenzione e distanza
La gestione fisica di una massa violenta non rientra nei compiti della sicurezza privata. Gli operatori possono invece mettere in atto le procedure previste per proteggere il locale e chi si trova all’interno: chiusura delle saracinesche, attivazione degli allarmi sonori e luminosi, uso dei fumogeni e richiesta tempestiva di supporto alle autorità.
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Le competenze cambiano anche in base al ruolo. Gli addetti disarmati, come il personale incaricato del controllo degli ingressi, svolgono funzioni interne all’azienda. Le guardie giurate armate sono invece sottoposte a un regolamento di servizio approvato dal questore e alla vigilanza del Ministero dell’Interno; tutti gli operatori ricevono comunque una preparazione specifica per affrontare le emergenze.
«La sicurezza privata non si sostituisce mai alle forze dell’ordine», ha ribadito Urbano, descrivendo il settore come un supporto fondato su presenza, controllo e capacità di dissuasione. Le centrali operative degli istituti, inoltre, sono collegate con le questure e possono facilitare lo scambio rapido di informazioni.
Più addetti e chiusure anticipate
Secondo la presidente di Assiv, la visibilità sul territorio resta uno dei principali strumenti di prevenzione. Il personale formato può riconoscere quei segnali iniziali che spesso precedono un episodio violento e inserirli in una rete organizzativa più ampia, senza agire d’impulso e rispettando procedure e regolamenti.
L’associazione non ha ricevuto richieste specifiche per Milano o per altre città, ma alcuni commercianti stanno valutando un rafforzamento degli addetti, delle protezioni e delle barriere fisiche davanti ai negozi. Altri considerano la chiusura anticipata come una misura estrema per limitare il rischio di devastazioni e proteggere sia le persone sia la continuità dell’attività.
Urbano ha infine distinto le recenti violenze dai disordini attribuiti anni fa ai black bloc. A suo giudizio, allora era più riconoscibile una matrice ideologica, mentre oggi gli episodi appaiono caratterizzati da una violenza fine a se stessa e più difficile da interpretare perché alimentata anche da canali digitali. Per questo, ha concluso, deterrenza, forze dell’ordine e attività di intelligence devono procedere insieme.
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