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Cronaca 5 min di lettura4 ore fa

Conte alza la posta: così il centrosinistra rischia di implodere

Il leader del Movimento 5 Stelle mette sotto pressione Elly Schlein, mentre nel centrosinistra restano irrisolti il nodo della leadership e la ricerca di un’area moderata.

Il vero interrogativo, nel centrosinistra, non riguarda soltanto chi guiderà la coalizione alle prossime elezioni, ma quanto a lungo il Partito Democratico riuscirà a sostenere la pressione del Movimento 5 Stelle senza perdere equilibrio interno. Giuseppe Conte sembra infatti puntare su una strategia precisa: mantenere aperto il confronto con il PD, ma senza rinunciare a porre condizioni sempre più vincolanti.

La partita si è riaccesa subito dopo il via libera definitivo della Camera al cosiddetto Melonellum, la riforma elettorale sostenuta dal centrodestra. Il testo prevede l’indicazione anticipata del candidato alla guida del governo, la competizione tra due coalizioni e un premio di maggioranza per lo schieramento capace di raggiungere il 42%, con l’obiettivo dichiarato di rendere più stabile la governabilità.


Conte mette Schlein sotto pressione

Dagli studi di Porta a Porta, Conte ha ribadito la propria linea nei confronti del PD e della sua segretaria Elly Schlein. Il leader del M5S non sembra interessato a una mediazione preventiva sui contenuti: dalla politica estera al lavoro, dai bonus alle scelte economiche, il confronto viene accompagnato da condizioni rigide e da posizioni difficili da ricomporre.

A rendere più teso il quadro è stata anche la rivelazione secondo cui Conte avrebbe prospettato a Schlein l’ipotesi di affidare la guida della coalizione a una figura diversa dai due principali contendenti. Tra i nomi circolati c’è quello di Roberto Gualtieri, sindaco di Roma. Il successivo rifiuto attribuito alla segretaria dem è stato così portato all’attenzione pubblica, con il rischio di trasferire sul Nazareno la responsabilità di un’eventuale rottura.

Il tema pesa ancora di più considerando che, secondo i sondaggi richiamati nel dibattito, il consenso del PD sarebbe circa il doppio di quello del Movimento 5 Stelle. Nonostante questo rapporto di forza, Conte mira a incidere sui tempi e sulle regole della scelta del candidato comune. Le eventuali primarie potrebbero quindi trasformarsi non in una semplice selezione, ma in uno scontro tra gruppi contrapposti.


La segretaria stretta tra due fronti

Schlein deve contemporaneamente contenere le iniziative degli alleati-concorrenti e gestire le tensioni presenti nel proprio partito. Il PD può approvare formalmente la sua linea, ma al suo interno restano componenti riformiste e altri settori che guardano con crescente diffidenza alle aperture verso la narrazione del M5S.

Anche l’area più a sinistra del partito contesta alla segretaria una risposta troppo debole alle provocazioni provenienti da Conte. Il risultato è una posizione particolarmente scomoda: ogni concessione serve a preservare l’unità del Campo largo, ma può allo stesso tempo alimentare il malcontento tra i democratici e rafforzare chi prepara una possibile successione in caso di sconfitta alle primarie o alle elezioni politiche.

A complicare ulteriormente i rapporti contribuisce la sintonia tra il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, guidata politicamente da Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Il fronte comune emerge su diversi temi: il rifiuto dell’invio di armi a Kiev, il salario minimo, l’opposizione alle grandi opere e le posizioni più radicali sulle politiche climatiche.

Questa convergenza colloca l’asse della coalizione più lontano dall’elettorato moderato e lascia il PD in una posizione delicata. Conte, Fratoianni e Bonelli condividono spesso linguaggio e impostazione politica, mentre Schlein deve evitare che il suo partito appaia marginale sui contenuti proprio all’interno dell’alleanza che dovrebbe guidare.

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Il centro resta senza un perno

La ricerca di una componente centrista capace di bilanciare la spinta più radicale procede senza risultati evidenti. Attorno al Campo largo si muovono liste civiche, piccoli partiti, progetti ancora incompiuti e aspiranti leader privi, almeno per ora, di un riconoscimento unitario.

L’area moderata potrebbe intercettare gli indecisi e una parte degli elettori del centrodestra, ma continua a essere divisa da ambizioni personali, veti reciproci e sigle difficili da ricondurre a un progetto comune. Mancano una leadership riconosciuta e una struttura in grado di offrire un riferimento stabile agli elettori.

In questo contesto viene richiamata anche la vicenda parlamentare legata a Luigi Nave. Il suo eventuale passaggio al gruppo Misto del Senato, con la creazione della componente “Avanti PSI e Progetto Civico Italia”, potrebbe consentire a Progetto Civico di Alessandro Onorato di ridurre da seimila a millecinquecento le firme necessarie per collegio. Secondo la ricostruzione proposta nel dibattito politico, Conte sarebbe disponibile a favorire questo trasferimento.

L’episodio viene inserito nel più ampio intreccio di progetti centristi attribuiti anche a Goffredo Bettini, compreso quello definito “Conte di sinistra”. Da qui nasce il dubbio politico sull’origine di alcune dinamiche interne al Campo largo e sul ruolo effettivo del leader del M5S nella loro evoluzione.


Il nodo del candidato comune

Di fronte alle distanze tra Schlein e Conte, torna periodicamente l’idea di un federatore. Si tratterebbe di una personalità esterna o interna ai partiti della coalizione, incaricata di trovare una sintesi e di proporre un nome alternativo a quello della segretaria dem e del presidente del Movimento 5 Stelle.

La soluzione potrebbe diventare più concreta se la Corte costituzionale bocciasse o ridimensionasse in modo significativo la nuova legge elettorale. In quel caso verrebbe meno l’obbligo di indicare prima del voto il candidato alla guida del governo e si potrebbe rinviare la scelta a una fase successiva alle elezioni, attraverso un accordo tra le forze parlamentari.

Un secondo scenario si aprirebbe qualora nessuna coalizione arrivasse al 42%. Il mancato raggiungimento della soglia prevista dal provvedimento produrrebbe un quadro senza un vincitore netto e renderebbe necessaria una trattativa per costruire una maggioranza. Anche in questa eventualità, la figura del federatore tornerebbe al centro del confronto, insieme alla domanda che attraversa tutta la coalizione: chi sarà davvero in grado di tenere insieme anime così diverse?

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