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Cronaca 2 min di lettura21 ott

Contanti, criptovalute e beni di lusso: maxi-blitz da 21 milioni

L’inchiesta della Guardia di Finanza coinvolge 30 indagati e diverse organizzazioni mafiose, con arresti e perquisizioni anche oltre i confini italiani.

Denaro contante, conti correnti, criptovalute, automobili, imbarcazioni, gioielli, orologi di pregio e macchinari per contare le banconote: è l’elenco dei beni sottoposti a sequestro nell’operazione della Guardia di Finanza coordinata dalla DDA di Milano. Il provvedimento riguarda un valore complessivo superiore a 21 milioni di euro.

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Il blitz supera i confini italiani

L’attività investigativa ha interessato anche Spagna e Svizzera, mentre le perquisizioni hanno coinvolto diverse province italiane. Per eseguire gli interventi sono stati mobilitati più di 350 militari, affiancati da reparti specializzati e dalla componente AntiTerrorismo Pronto Impiego.

Le operazioni all’estero si sono svolte con la collaborazione dell’Unità I-CAN del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia e degli Esperti per la Sicurezza della Direzione Centrale della Polizia Criminale presenti a Madrid e Berna. Il coordinamento ha coinvolto anche la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.


Una rete tra mafie e frodi

Al centro dell’indagine c’è un’associazione per delinquere aggravata dall’agevolazione e dal metodo mafioso. Secondo l’ipotesi investigativa, il gruppo avrebbe operato nel riciclaggio internazionale, nelle frodi fiscali, nei reati fallimentari, nel traffico di stupefacenti e nelle violazioni legate alle armi.

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Tra le persone coinvolte figurano esponenti della ’ndrangheta, della camorra e della criminalità organizzata foggiana, indicata anche come “Quarta mafia”. Gli accertamenti avrebbero fatto emergere oltre 110 milioni di euro di fatture false e un circuito di riciclaggio internazionale da 68 milioni di euro, movimentati attraverso criptovalute.


Trenta misure cautelari

Il procedimento ha portato all’esecuzione di 30 misure cautelari: 16 indagati sono stati condotti in carcere, mentre per altri 14 sono stati disposti gli arresti domiciliari. L’inchiesta è stata sviluppata dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Milano con il supporto del Gruppo della Guardia di Finanza di Monza.

Tra i destinatari figura Domenico Bruno, autista dell’ufficio del gip di Milano incaricato della gestione dei beni sottoposti a sequestro. Per lui sono stati disposti i domiciliari con l’accusa di accesso abusivo a un sistema informatico; l’uomo risulta inoltre già coinvolto in un diverso procedimento. Nell’indagine compare anche un avvocato milanese, insieme a soggetti ritenuti collegati agli ambienti della criminalità organizzata.

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