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Cronaca 2 min di lettura6 ott

Coniuge incapace, la Consulta mette in dubbio l’impunità familiare

La Corte costituzionale esaminerà la norma che può escludere la punibilità per alcuni reati patrimoniali commessi tra congiunti.

La tutela della famiglia non può trasformarsi in una copertura per comprimere i diritti dei suoi componenti. Con questa premessa, la Corte costituzionale ha deciso di esaminare la compatibilità con la Carta dell’intero articolo 649 del codice penale, la disposizione che in determinati casi esclude la punibilità per reati contro il patrimonio commessi ai danni di familiari.

La questione nasce da un procedimento torinese: un uomo, condannato in primo grado per avere circuito la moglie, descritta come affetta da una disabilità cognitiva medio-grave, avrebbe dovuto essere assolto secondo la disciplina attualmente in vigore. La Corte d’appello di Torino ha però contestato la legittimità costituzionale di quella regola, portando il caso davanti alla Consulta.


Una norma giudicata fuori dal tempo

Secondo i giudici costituzionali, l’impianto normativo potrebbe non essere più coerente con l’evoluzione dell’ordinamento familiare e con i valori oggi riconosciuti dalla società. La disposizione viene considerata potenzialmente incompatibile con gli articoli 2, 3 e 29 della Costituzione, che riguardano i diritti inviolabili, l’uguaglianza e la protezione della famiglia.

La Corte ha ricordato di avere già sollecitato il Parlamento, più di dieci anni fa, a rivedere la disciplina dei reati patrimoniali tra familiari. L’obiettivo indicato allora era trovare un nuovo equilibrio tra la salvaguardia del nucleo familiare e la protezione delle persone che ne fanno parte. Quel passaggio legislativo, però, non è arrivato.


Il nuovo esame davanti alla Consulta

L’ordinanza depositata dalla Corte apre ora un procedimento destinato a valutare l’intero articolo 649, non soltanto il caso della circonvenzione del coniuge incapace. La data dell’udienza dovrà ancora essere fissata; in quella sede i giudici potranno stabilire se la disciplina debba essere modificata o eliminata nelle parti ritenute incompatibili con la Costituzione.

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Nel motivare la propria scelta, la Consulta ha sottolineato che ogni eccezione al principio di uguaglianza deve restare ragionevole rispetto al contesto nel quale opera. Poiché le condizioni sociali e giuridiche cambiano, anche una soluzione un tempo giustificata può diventare, con il passare degli anni, non più sostenibile.


Famiglia e autonomia dei coniugi

La Corte ha inoltre osservato che il diritto italiano ha progressivamente superato l’idea della famiglia come soggetto autonomo, da proteggere anche sacrificando le libertà dei singoli membri. Tra le tappe di questo percorso figurano la legge sul divorzio e la riforma del diritto di famiglia.

A incidere sulla valutazione c’è anche la trasformazione dei rapporti economici all’interno delle coppie. La tradizionale comunanza assoluta degli interessi patrimoniali è stata sostituita da una maggiore autonomia dei coniugi e dei componenti delle unioni civili, coerente con la loro pari dignità morale e giuridica. La frequente presenza di redditi distinti e la partecipazione paritaria alle decisioni sulle spese comuni sono tra gli elementi richiamati dalla Consulta.

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