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Cronaca 3 min di lettura3 ore fa

Cittadinanza sospesa a Cadoneghe: la seconda prova riapre il caso

La procedura per concedere la cittadinanza italiana a una 63enne marocchina resta bloccata dopo una seconda verifica svolta nel municipio di Cadoneghe, nel Padovano.

Secondo il Comune, la donna non sarebbe riuscita neppure questa volta a sostenere autonomamente una conversazione in italiano.

La pratica passa ora alla Prefettura di Padova, che dovrà controllare il requisito linguistico e verificare la documentazione presentata. Il caso, nato dall’interruzione del giuramento da parte del sindaco Marco Schiesaro, ha nel frattempo assunto rilievo nazionale.


La nuova verifica non scioglie i dubbi

La seconda convocazione era stata disposta dopo il confronto tra il Comune e il ministero dell’Interno. La donna si è presentata accompagnata da una conoscente capace di parlare italiano e arabo, ma l’accertamento doveva stabilire se fosse lei stessa in grado di comprendere e utilizzare la lingua italiana, senza l’aiuto di un interprete.

Dalle informazioni riferite al sindaco dai tecnici comunali, anche questo incontro non avrebbe dato risultati sufficienti. Schiesaro ha quindi annunciato l’invio degli atti alla Prefettura, che dovrà ricostruire la posizione della richiedente e decidere quali ulteriori controlli effettuare.


Il colloquio che ha fermato il giuramento

La prima cerimonia coinvolgeva quattro candidate, provenienti da Brasile, Moldavia, Iran e Marocco. Prima della formula ufficiale, il primo cittadino aveva rivolto alcune domande informali per rompere il ghiaccio e capire se le interessate fossero in grado di comunicare.

Secondo il racconto di Schiesaro, la 63enne non avrebbe risposto alle domande più semplici. «Le ho chiesto come stai, ha risposto “Riad”», ha riferito il sindaco, spiegando che anche la lettura del testo del giuramento gli sarebbe sembrata soltanto ripetuta a memoria. Per questo decise di non proseguire con la procedura.

La donna vive in Italia da circa 15 anni. Nei giorni successivi, il Viminale ha considerato legittima la sospensione temporanea e ha chiesto al Comune di verificare con particolare attenzione la sua capacità di comprendere la formula e di comunicare in italiano.


Il certificato B1 resta il punto critico

Un elemento ancora da chiarire riguarda il certificato di conoscenza della lingua italiana, indicato come livello B1. In un primo momento Schiesaro aveva sostenuto che la pratica fosse completa e che il documento fosse presente tra gli atti.

Successivamente, però, il sindaco ha spiegato che sarà la Prefettura a contattare la donna per acquisire il certificato. Se il documento non risultasse disponibile, la richiedente dovrebbe seguire un percorso di apprendimento della lingua prima di poter ottenere la cittadinanza. Le due ricostruzioni dovranno quindi essere confrontate dall’autorità competente.


Salvini difende la scelta del sindaco

Matteo Salvini ha raggiunto Cadoneghe per incontrare Schiesaro e manifestargli il proprio sostegno. Il vicepremier ha sostenuto che il primo cittadino abbia agito nel rispetto delle regole e ha invitato gli altri Comuni a controllare con attenzione la preparazione linguistica di chi arriva al giuramento.

«È giusto che chi chiede la cittadinanza del nostro Paese parli quantomeno la nostra lingua», ha dichiarato Salvini, respingendo le accuse di razzismo rivolte al sindaco. Ha inoltre ricordato che l’Italia ha concesso quasi 200.000 cittadinanze nell’ultimo anno e ha sostenuto che la conoscenza dell’italiano debba essere verificata prima del completamento della procedura.

Sul caso è intervenuto anche Ali Scek Nur, imam della comunità islamica padovana, che in un primo momento aveva insultato Schiesaro in un video pubblicato sui social. Durante un successivo confronto radiofonico ha ritirato quelle espressioni e si è scusato, pur continuando a criticare la decisione del Comune.


Cosa prevede la legge

L’articolo 10 della legge 91 del 1992 stabilisce che il decreto di concessione non produce effetti se il destinatario non presta, entro sei mesi, il giuramento di fedeltà alla Repubblica e di rispetto della Costituzione e delle leggi. In questa fase il sindaco opera come ufficiale dello stato civile.

Schiesaro ha difeso la propria decisione sostenendo che la cittadinanza debba essere accompagnata da una conoscenza effettiva dell’italiano. A suo giudizio, il caso potrebbe dare maggiore sicurezza ad altri sindaci chiamati a gestire situazioni analoghe.

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