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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Cinque anni di tensioni: la suocera rischia nove mesi

A Rivoli una 63enne è accusata di aver tormentato il figlio, la nuora e le nipoti; la difesa contesta la ricostruzione e parla di conflitti familiari strumentalizzati.

Nove mesi di reclusione sono stati chiesti dalla procura di Torino per una donna di 63 anni, residente a Rivoli, imputata per stalking e diffamazione ai danni del figlio e della nuora. Il procedimento nasce da una vicenda familiare durata circa cinque anni e segnata, secondo l’accusa, da controlli, minacce e appostamenti.

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Una richiesta di risarcimento da 130mila euro

Oltre alla pena, il tribunale dovrà esaminare la domanda risarcitoria presentata dalla famiglia, che ammonta complessivamente a circa 130mila euro. La somma indicata è di 30mila euro per ciascun componente del nucleo familiare coinvolto nella vicenda.

L’accusa sostiene che il comportamento della donna abbia costretto il figlio, la moglie e le loro figlie a cambiare abitudini per ridurre i contatti con lei. La nuora, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe precipitata in una grave crisi psicologica, fino a compiere un gesto estremo al termine di un periodo di forte esasperazione.


Il controllo iniziato dopo il trasloco

La storia sarebbe cominciata nel 2021, dopo la morte del marito della 63enne. In quel periodo la donna avrebbe ceduto al figlio e alla sua compagna un’abitazione di famiglia. In seguito, però, avrebbe iniziato a chiedere loro il pagamento di un canone, aumentato progressivamente fino a diventare, secondo la coppia, difficile da sostenere.

Il rapporto si sarebbe deteriorato al punto da spingere i due a lasciare quella casa. La madre del giovane avrebbe poi venduto i propri beni e acquistato un appartamento proprio di fronte a quello della coppia. Da lì, sostiene l’accusa, avrebbe osservato con continuità movimenti e rumori, trascorrendo anche lunghi periodi sul balcone e cercando occasioni per avvicinare le nipoti.

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Minacce e accuse davanti al giudice

Tra gli episodi contestati ci sono anche intimidazioni rivolte soprattutto alla nuora. In una circostanza, la donna avrebbe detto: «Se non abortisci, mio figlio non ti sposerà mai». In un’altra occasione, secondo l’imputazione, avrebbe minacciato la giovane con queste parole: «Ti spacco la testa con un martello».

La famiglia sarebbe stata inoltre descritta come composta da “ladri”, espressione che avrebbe contribuito ad aggravare il clima di conflitto. Il figlio ha quindi deciso di rivolgersi alla magistratura, mentre ora spetta al tribunale valutare la consistenza delle accuse e le conseguenze denunciate dai presunti destinatari delle condotte persecutorie.


La difesa nega la ricostruzione

Gli avvocati della 63enne riconoscono l’esistenza di rapporti difficili tra la loro assistita e la nuora, ma respingono l’impostazione dell’accusa. A loro giudizio, la vicenda sarebbe stata utilizzata in modo strumentale e le frasi riferite dalla giovane non dimostrerebbero le persecuzioni contestate.

La difesa richiama anche un’intesa informale tra la donna e il figlio sulla somma da versare per l’abitazione nella quale la coppia viveva. Sarà il processo a stabilire se gli episodi descritti integrino i reati contestati oppure se, come sostiene la parte della 63enne, si tratti dell’esito di una controversia familiare particolarmente aspra.

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