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Cronaca 3 min di lettura59 min fa

Chat sui disordini a Milano, 150 perquisizioni in Italia

Gli investigatori hanno trovato armi improprie, passamontagna e messaggi su aggressioni, incendi e saccheggi

La polizia ha eseguito circa 150 perquisizioni in diverse province italiane dopo i disordini avvenuti a Milano tra il 17 e il 18 ottobre.

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Gli oggetti sequestrati

Durante gli interventi sono stati sequestrati coltelli a serramanico e a farfalla, un’accetta con la sigla numerica 1312, tirapugni, uno sfollagente telescopico e un frangivetro.

Gli agenti hanno inoltre trovato due pistole scacciacani senza tappo rosso, passamontagna e altri strumenti considerati offensivi. L’accetta riportava una sequenza associata all’acronimo ACAB, riferito alla frase inglese contro le forze dell’ordine.

Gli accertamenti non sono conclusi: gli investigatori stanno verificando le condotte emerse e il possibile coinvolgimento di altre persone.


Le perquisizioni in Brianza

In provincia di Monza e Brianza l’attività ha riguardato 32 persone residenti in 16 comuni. Tra i centri interessati figurano Monza, Seregno, Giussano, Carate Brianza, Limbiate, Nova Milanese e Desio.

L’operazione del 24 ottobre è stata coordinata dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e ha coinvolto personale delle Digos e delle Squadre Mobili di varie Questure. L’obiettivo principale era cercare armi e munizioni detenute illegalmente.


La chat individuata dagli agenti

L’indagine ha preso forma dall’analisi del telefono di un minorenne già sottoposto a perquisizione. Nel dispositivo è stato trovato un gruppo WhatsApp con oltre 230 partecipanti, nel quale comparivano riferimenti a fumogeni, petardi, oggetti offensivi e possibili attacchi contro le forze dell’ordine.

Tra le ipotesi discusse figuravano il furto delle armi agli agenti, il danneggiamento dei mezzi di servizio, l’incendio di edifici pubblici e il saccheggio di negozi. I messaggi indicavano inoltre nuove iniziative di piazza per il 24 ottobre, con il rischio di ulteriori episodi violenti.

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Le minacce contenute nei messaggi

In una conversazione compariva la frase: «E noi gli rubiamo le armi». Un altro partecipante proponeva di aggredire un agente per sottrargli la pistola: «Prendiamone uno lo picchiamo e li leviamo l'arma di dosso».

Nello stesso gruppo si parlava anche di procurarsi coltelli, mazze, spray urticante, fumogeni e petardi di potenza elevata. Altri messaggi facevano riferimento alla possibilità di rapinare esercizi commerciali, citando anche Gucci e McDonald's.


L’origine degli accertamenti

A far scattare l’attenzione della Digos di Monza e Brianza era stato un messaggio sulle modalità per partecipare agli scontri senza essere riconosciuti subito. L’autore suggeriva di non coprire immediatamente il volto, così da confondersi tra la folla e indossare il passamontagna soltanto in un secondo momento.

Il 22 ottobre, sulla base degli elementi raccolti, gli agenti avevano perquisito nell’area brianzola l’abitazione del minorenne indicato come autore del messaggio. L’intervento era stato disposto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Milano.


I collegamenti con i saccheggi

Nella casa erano stati trovati un passamontagna e una maglietta Under Armour, ritenuta proveniente dal saccheggio del relativo negozio milanese. Da quel ritrovamento era nata una seconda perquisizione, eseguita nei confronti di un altro minorenne.

Anche in quel caso gli investigatori avevano recuperato una maglietta della stessa marca, considerata sottratta durante i saccheggi. Gli elementi raccolti hanno poi consentito di ampliare i controlli su scala nazionale.

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