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Cronaca 2 min di lettura17 ore fa

Caso Ranucci, la giudice nel mirino: il Csm vede un rischio

La designazione di Donatella Casari per il ricorso contro la Rai viene contestata dalla destra, ma regole automatiche e magistrati smentiscono l’ipotesi di una scelta mirata.

La polemica sull’assegnazione a Donatella Casari del ricorso presentato da Sigfrido Ranucci contro la Rai arriva al Consiglio superiore della magistratura. I membri togati chiedono di tutelare la giudice e denunciano il rischio che le accuse sulla sua storia professionale finiscano per influenzarne l’operato.


Le regole smentiscono la scelta mirata

Casari, giudice della Sezione Lavoro del Tribunale di Roma, dovrà occuparsi della richiesta di reintegro alla guida di Report. La sua designazione, però, non sarebbe dipesa da una decisione discrezionale: il fascicolo viene distribuito attraverso procedure automatiche, in linea con le disposizioni tabellari e con il principio costituzionale del giudice naturale precostituito per legge.

Anche la partecipazione della magistrata al Tribunale dei ministri non sarebbe riconducibile a una scelta politica. I componenti di quel collegio vengono infatti sorteggiati ogni tre anni tra i magistrati in servizio nel distretto. Casari aveva fatto parte dell’organismo che aveva chiesto alla Camera l’autorizzazione a procedere nei confronti di Carlo Nordio, Matteo Piantedosi e Alfredo Mantovano per il caso Almasri, autorizzazione poi respinta.


Dal caso Almasri alla richiesta del Csm

La vicenda è stata rilanciata da alcuni giornali di area governativa, che hanno presentato come significativa la coincidenza tra il precedente incarico della giudice e la causa promossa da Ranucci. Maurizio Gasparri ha invitato a non escludere sospetti e pregiudizi, mentre Pietro Pittalis ha definito singolare l’assegnazione, annunciando un’interrogazione al ministro della Giustizia.

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A difendere Casari è intervenuto Lorenzo Pontecorvo, presidente del Tribunale di Roma e componente storico di Magistratura indipendente. In una nota ha scritto: “Esprimo il mio sostegno alla dottoressa Donatella Casari, magistrata che dimostra quotidianamente indipendenza, imparzialità ed equilibrio, oltre a una solida preparazione”.


I togati: pressione sulla giudice

La richiesta di aprire una pratica a tutela della magistrata è stata depositata all’Ufficio di presidenza del Csm. Secondo i consiglieri, i criteri per individuare il giudice devono essere trasparenti, verificabili e stabiliti in anticipo: “l’individuazione del magistrato chiamato a trattare un procedimento avviene sulla base di criteri tabellari predeterminati, trasparenti e verificabili”.

Per i togati, criticare l’applicazione concreta delle regole resta legittimo. Diverso è ignorare quei meccanismi o suggerire che Casari sia stata scelta per le decisioni assunte in passato: una rappresentazione priva di elementi legati al nuovo procedimento, sostengono, alimenta dubbi sulla sua imparzialità e può trasformarsi in un tentativo indiretto di condizionamento.

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