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Cronaca 3 min di lettura3 ore fa

Caso Garlasco, Sempio rompe il silenzio: il dubbio sul processo

Dopo la chiusura delle indagini, l’unico indagato contesta il valore degli elementi raccolti e torna a indicare Alberto Stasi come responsabile del delitto.

La chiusura dell’inchiesta sul delitto di Garlasco non sembra preoccupare Andrea Sempio, almeno stando alle sue prime dichiarazioni pubbliche. Intervistato da Quarto Grado, il 38enne ha messo in discussione la consistenza degli indizi e ha sostenuto di non vedere, allo stato attuale, basi sufficienti per un eventuale dibattimento.

Sempio, unico indagato nella nuova indagine coordinata dalla Procura di Pavia, ha comunque precisato che sarebbe pronto ad affrontare il processo qualora la richiesta venisse presentata. Secondo la sua lettura, però, il materiale raccolto non supererebbe il livello delle ipotesi.


Gli indizi tecnici restano contestati

Tra gli elementi al centro dell’inchiesta c’è l’impronta numero 33, individuata sul muro della scala che conduce alla cantina e ritenuta riconducibile a Sempio dagli inquirenti. L’uomo ha ricordato che alcune prove sperimentali avrebbero mostrato la possibilità di non escludere quella compatibilità, ma ha sottolineato l’assenza di sangue sulla traccia.

«C'era la traccia sul muro? Sì. È stata analizzata? Sì. C'era del sangue? No. Fine», ha affermato Sempio, sostenendo che una compatibilità non possa trasformarsi automaticamente in una certezza processuale.

Un discorso analogo riguarda il segno lasciato da una scarpa Frau numero 42, misura compatibile con il piede dell’indagato. Sempio ha replicato che non sarebbe stato trovato nella sua abitazione un calzatura collegabile all’impronta e contaminata dal sangue di Chiara Poggi. Ha inoltre dichiarato di aver portato il 44 sia all’epoca dei fatti sia oggi.

Sul Dna individuato sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, invece, il 38enne si è detto favorevole a ulteriori verifiche, se gli investigatori le riterranno necessarie. A suo giudizio, un eventuale errore commesso dai Ris avrebbe avuto conseguenze gravissime nel procedimento che ha portato alla condanna dell’ex fidanzato della vittima.

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Sempio respinge l’ipotesi del movente

L’indagato ha negato anche la ricostruzione secondo cui sarebbe stato ossessionato da Chiara Poggi. Le tre telefonate citate dagli investigatori, ha spiegato, durerebbero complessivamente meno di 30 secondi e non sarebbero accompagnate da altri contatti o elementi capaci di dimostrare una condotta persecutoria.

Sempio ha aggiunto di non avere il numero della ragazza e ha sostenuto che Chiara non avrebbe mai parlato di lui. Per questo, dal suo punto di vista, mancherebbe il collegamento necessario per trasformare quei contatti in una spiegazione del delitto.

Resta invece invariata la sua posizione su Alberto Stasi. Sempio continua a ritenere che l’ex fidanzato di Chiara sia il responsabile dell’omicidio e considera fondata la condanna pronunciata nei suoi confronti, pur chiedendo di chiarire il peso avuto dalla questione dei pedali nel processo.


Il peso dei social nelle accuse

Dopo il nuovo deposito degli atti, Sempio ha detto di voler uscire da quella che considera una sequenza di supposizioni e ricostruzioni prive di solide conferme. Ha anche riferito di ricevere più messaggi di sostegno che attacchi, ma ha raccontato che alcuni episodi recenti sarebbero stati abbastanza gravi da spingere lui e i suoi familiari a presentare denunce.

A suo avviso, rispetto al 2007 e al 2016 è cambiato soprattutto il ruolo delle piattaforme sociali. La possibilità di diffondere rapidamente video e affermazioni, anche senza prove, può far apparire come certe ricostruzioni ancora prive di riscontri, ha osservato Sempio.

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