Caso Garlasco, la madre di Sempio rompe il silenzio: «È innocente
Daniela Ferrari difende il figlio dopo la chiusura dell’inchiesta di Pavia e spiega il contenuto delle intercettazioni sull’alibi e sul DNA
Daniela Ferrari continua a sostenere l’estraneità del figlio Andrea Sempio nell’omicidio di Chiara Poggi. Dopo la conclusione degli accertamenti della Procura di Pavia, passaggio che potrebbe precedere la richiesta di processo, la donna ha ribadito al Tg3 la propria certezza: «Mio figlio con l’omicidio di Chiara Poggi non c’entra assolutamente niente».
Sempio è l’unico indagato nella nuova indagine sulla morte della giovane, trovata senza vita a Garlasco il 13 agosto 2007. La madre ha aggiunto che la famiglia attende gli sviluppi come tutti gli altri, ma senza dubbi sulla posizione del figlio, che considera completamente estraneo ai fatti.
La difesa della madre non cambia
Ferrari ha concluso il suo intervento insistendo sull’innocenza di Sempio. La sua posizione, ha spiegato, non dipende dall’esito della procedura appena chiusa: per la famiglia, l’elemento decisivo resta la convinzione che Andrea non abbia avuto alcun ruolo nell’assassinio.
La donna compare anche nelle carte depositate dagli inquirenti al termine delle indagini. In particolare, una conversazione registrata nella sua abitazione il 7 novembre 2025 contiene il racconto di un ricordo legato a una trasmissione televisiva.
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Le intercettazioni sull’alibi
Ferrari riferisce di aver visto, il 22 dicembre, un programma trasmesso da Telelombardia nel quale un legale di Garlasco parlava del DNA riconducibile a una persona non indicata per nome. Secondo il suo racconto, proprio in quel momento avrebbe collegato quelle informazioni al figlio, anche se il nome di Sempio risultava ancora coperto dal segreto alla fine del 2016.
Un secondo dialogo, risalente al 16 dicembre 2025, riguarda invece gli spostamenti di Andrea e l’orario in cui avrebbe lasciato casa. La madre gli ricorda la propria versione: «Ti ho dato le chiavi in mano e ho guardato l’ora», sostenendo che l’uscita sarebbe avvenuta al massimo otto minuti prima delle dieci, e non semplicemente “verso le dieci” come dichiarato in precedenza.
Il confronto tra madre e figlio, riportato negli atti, riguarda dunque la precisione dell’orario e la ricostruzione dell’alibi. Nel frattempo, con la chiusura delle indagini, la Procura di Pavia ha formalizzato il quadro accusatorio sul quale dovranno ora pronunciarsi i successivi passaggi giudiziari.
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