Caso Garlasco, il nodo del Dna sui pedali: l’accusa mai informata
Francesco Maria Avato, già consulente della difesa di Stasi, sostiene che i risultati anomali avrebbero imposto nuovi esami e una segnalazione alla magistratura.
Gli esperti incaricati dalla difesa di Alberto Stasi non avrebbero mai ricevuto due risultati senza esito relativi al Dna rilevato sui pedali della bicicletta. A sostenerlo è Francesco Maria Avato, professore che all’epoca faceva parte del gruppo di consulenti dei legali del 43enne.
La circostanza è emersa dai dati grezzi delle analisi, ottenuti dalla difesa nel novembre 2025. Secondo Avato, quelle informazioni avrebbero potuto modificare il lavoro dei consulenti e avrebbero richiesto ulteriori verifiche sul materiale biologico esaminato.
I risultati rimasti fuori dal fascicolo
Il punto contestato riguarda due esiti nulli datati 20 settembre 2007, arrivati dopo un risultato positivo registrato il giorno precedente sulla stessa area della bicicletta. Per Avato, una differenza di questo tipo rappresentava un’anomalia troppo rilevante per essere ignorata dagli investigatori e dagli esperti.
L’ex consulente della difesa afferma infatti che quei tracciati di controllo non furono mai trasmessi al gruppo incaricato dai legali di Stasi. «Non ci furono mai dati, altrimenti avremmo organizzato la nostra attività di consulenti», ha spiegato, riferendosi alle informazioni poi ricavate dalla documentazione tecnica.
Per Avato servivano nuovi esami
La distanza tra i risultati ottenuti in due giornate consecutive, a suo giudizio, avrebbe imposto la ripetizione degli accertamenti. Il professore richiama in particolare la presunta discrepanza relativa ai test biologici effettuati sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, uno degli elementi tecnici esaminati nell’indagine.
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Avato aggiunge di avere sempre sostenuto anche un’altra tesi: la traccia presente sui pedali, prima ancora di essere sottoposta a ulteriori analisi genetiche, non sarebbe stata sangue. Il suo rilievo si inserisce nella contestazione più ampia sulle modalità con cui furono valutati quei reperti.
La segnalazione alla magistratura
Secondo il professore, un’anomalia di tale portata avrebbe dovuto essere comunicata innanzitutto al magistrato. L’eventuale conoscenza dei due esiti senza risultato avrebbe consentito di programmare diversamente le verifiche e di valutare la necessità di nuovi accertamenti.
Il tema sollevato riguarda quindi sia la disponibilità dei dati sia il momento in cui le parti ne vennero informate. La difesa di Stasi è riuscita a recuperare i dati grezzi soltanto nel novembre 2025, mentre Avato sostiene che gli esperti da lui affiancati non li ebbero a disposizione durante il loro lavoro.
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