Caso Garlasco, il nodo del Dna divide Garofano e la difesa di Stasi
L’ex comandante dei Ris respinge l’ipotesi di anomalie nell’analisi sulla bicicletta, mentre i legali contestano i tempi della consegna dei risultati
Il confronto sul Dna di Chiara Poggi trovato sulla bicicletta di Alberto Stasi riapre la contrapposizione tra la versione dell’ex comandante dei Ris Luciano Garofano e quella della difesa di Stasi. Ospite di Giletti, Garofano ha escluso che gli investigatori abbiano alterato o nascosto elementi dell’indagine.
Garofano respinge l’ipotesi di depistaggio
L’ex generale ha difeso il lavoro svolto dai suoi uomini e ha negato l’esistenza di un depistaggio legato agli accertamenti biologici effettuati sulla bici di Stasi. La sua posizione è quindi quella di chi considera corretto l’operato dei Ris nell’analisi delle tracce.
Nel corso dell’intervento televisivo, Garofano ha sostenuto che non ci sarebbe stata alcuna manipolazione dei risultati o delle informazioni raccolte durante le verifiche. Il riferimento riguarda in particolare il materiale genetico attribuito a Chiara Poggi.
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La contestazione degli avvocati di Stasi
A questa ricostruzione si sono opposti i legali di Alberto Stasi, concentrandosi soprattutto sulla tempistica con cui sarebbero stati messi a disposizione alcuni dati. Secondo la difesa, si trattava di risultati con esito negativo che furono consegnati soltanto in un momento successivo.
Gli avvocati hanno sottolineato che la documentazione sarebbe arrivata dopo che Stasi aveva già trascorso 11 anni in carcere. La loro obiezione, dunque, non riguarda soltanto il contenuto degli accertamenti, ma anche il momento in cui quei risultati furono resi disponibili.
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