Casa e urne: Sánchez aspetta la piazza prima della svolta
Il premier spagnolo valuta il voto anticipato dopo la bocciatura dei provvedimenti sugli sfratti, ma vuole capire se la protesta può rafforzare la sinistra.
Nel campo socialista cresce la convinzione che la crisi abitativa possa offrire a Pedro Sánchez un’occasione politica inattesa. «Non ci sarà un momento migliore per indire le elezioni», avrebbe osservato un esponente del partito, indicando nella questione della casa il tema capace di ridare slancio alla sinistra.
Il presidente del governo, tuttavia, non avrebbe ancora preso una decisione definitiva. Prima di scegliere se sciogliere le Cortes, sta esaminando l’effetto della protesta sociale e la tenuta del consenso nelle prossime settimane.
La piazza diventa il primo test
Il banco di prova sarà rappresentato dalle manifestazioni organizzate dai movimenti per il diritto all’abitare. Le iniziative, previste in oltre 50 città spagnole, serviranno all’esecutivo per misurare quanto la rabbia legata all’emergenza abitativa possa trasformarsi in sostegno elettorale.
A La Moncloa, intanto, gli esperti stanno confrontando sondaggi e possibili scenari. L’ipotesi presa in considerazione è quella di elezioni a novembre, con 54 giorni a disposizione per verificare se l’ondata di indignazione resterà intensa oppure perderà forza prima dell’eventuale appuntamento alle urne.
La protesta è nata anche dal caso di Maricarmen Abascal, 87 anni, costretta a lasciare l’abitazione madrilena nella quale aveva vissuto per 70 anni. Il governo teme che una mobilitazione ampia possa consolidare il tema della casa come priorità del dibattito pubblico; allo stesso tempo, sa che una manifestazione partecipata non garantisce automaticamente un risultato favorevole alla sinistra.
Sánchez cerca una via d’uscita
La crisi è esplosa dopo che il Congresso dei deputati ha respinto due decreti dedicati alla protezione degli inquilini: uno riguardava l’estensione del blocco degli sfratti, l’altro la prosecuzione automatica dei contratti di locazione. Junts ha contribuito a fermare il primo testo, mentre il secondo non ha ottenuto nemmeno il sostegno del Partito nazionalista basco e di Coalición Canaria.
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Durante il dibattito parlamentare, Sánchez aveva pronunciato parole interpretate da molti come un possibile annuncio anticipato: «Fate la cosa giusta perché la storia vi giudicherà prima di quanto pensiate e in modo più decisivo di quanto possiate immaginare». Quel riferimento a un giudizio imminente aveva alimentato l’idea di un ritorno alle urne già il 29 novembre.
La scelta, però, resta aperta. Il premier ricorda il precedente del 2023, quando una convocazione inattesa consentì al Partito socialista di recuperare consensi dopo che gli accordi regionali tra Partito Popolare e Vox avevano mobilitato l’elettorato progressista. Quel risultato gli permise di formare un nuovo esecutivo, seppure con il sostegno complesso e indispensabile di Junts.
Il rischio di una scommessa sbagliata
La stessa strategia potrebbe però produrre l’effetto contrario. Un calcolo errato sulla durata della protesta o sulla forza della destra rischierebbe di consegnare un vantaggio decisivo agli avversari e di aprire spazio all’estrema destra, in un Paese ancora considerato un’importante roccaforte progressista.
Per questo Sánchez si è concesso alcuni giorni di riflessione. I sondaggi continuano a indicare un margine significativo per il blocco conservatore, anche se nell’area socialista si percepisce un cambiamento dopo lo spostamento dell’attenzione pubblica dalla crisi di Ceuta alla questione abitativa.
Il voto anticipato rimane quindi una possibilità concreta, non una decisione già adottata. La casa potrebbe diventare il tema capace di cambiare gli equilibri, ma il governo vuole prima capire se il malcontento visto nelle strade sarà abbastanza duraturo da tradursi in voti.
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