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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Caro vita, 220mila bambini rinunciano a cibo e vita sociale

La povertà alimentare colpisce il 5,6% degli under 16: tra i 6 e gli 11 anni l’incidenza è salita in modo marcato dal 2021.

È soprattutto nella fascia della scuola primaria che la povertà alimentare mostra il peggioramento più netto. Nel 2024 circa 220mila bambini tra i 6 e gli 11 anni hanno vissuto in famiglie costrette a limitare l’accesso al cibo o alle occasioni di socialità, quasi 90mila in più rispetto a tre anni prima.

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La fascia più giovane è la più esposta

Tra il 2021 e il 2024, in questa fascia d’età la quota di minori interessati dal fenomeno è passata dal 3,8% al 6,8%. Le difficoltà economiche non riguardano soltanto la tavola: possono tradursi anche nella rinuncia a libri, gite, attività extrascolastiche, vestiti e calzature nuove.

Le famiglie più fragili possono inoltre non riuscire a garantire ogni giorno frutta e verdura oppure un alimento proteico, come carne, pesce o un’alternativa vegetariana. In altri casi diventa difficile invitare amici a casa per giocare o condividere un pasto.


Oltre 430mila minori in difficoltà

Nel complesso, nel 2024 erano circa 430mila i bambini e i ragazzi sotto i 16 anni che vivevano in nuclei familiari costretti a rinunce legate all’alimentazione o alla vita sociale. Si tratta del 5,6% del totale, una percentuale in aumento rispetto al 5,3% del 2021, quando i minori coinvolti erano circa 419mila.

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I dati sono contenuti nel rapporto di ActionAid sulla povertà alimentare in Italia, realizzato in vista della Giornata dell’alimentazione prevista venerdì prossimo. L’analisi prende in esame la possibilità di acquistare cibo, le situazioni più gravi di insicurezza alimentare e il livello di spesa delle famiglie.


Come è stato misurato il fenomeno

Per descrivere le privazioni materiali e sociali legate all’alimentazione, il rapporto utilizza l’indice Dams, elaborato sulla base dell’indagine europea Eu-Silc sulle condizioni di vita e sui redditi. Nel quadro dell’analisi rientrano anche la scala Fies della Fao e le informazioni dell’Istat sulla povertà alimentare.

L’indicatore considera quindi sia la qualità e la varietà dei pasti disponibili, sia la possibilità di partecipare a momenti di relazione. Il risultato restituisce l’immagine di minori per i quali il caro vita incide sulle necessità quotidiane e sulle opportunità di socialità.

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