9.000Lettori online ora
Cronaca 2 min di lettura6 ore fa

Cadavere in casa, accuse incrociate: il ruolo di “Satana

Le intercettazioni ricostruiscono le ore successive alla morte di Fabio Colapietro, tra droga, tentativi di occultamento e versioni ancora divergenti.

La Procura deve ancora ricomporre una sequenza nella quale i racconti degli indagati non combaciano del tutto. Nell’ordinanza, il gip di Torino Antonio Borretta ha però descritto le condotte contestate come caratterizzate da “disinvoltura” e “pervicacia”, rilevando che l’attenzione del gruppo sarebbe stata rivolta sia alla gestione del corpo sia alla ricerca e all’uso di stupefacenti.


Il racconto di Keith apre un altro fronte

Keith Butig, 22 anni, avrebbe partecipato almeno alla fase iniziale delle operazioni. La giovane ha riferito di essere stata intimidita e di aver avuto un ruolo limitato all’acquisto dei sacchi: “Dicevano che i cadaveri potevano diventare due, io ho solo comprato i sacchi”. In seguito, secondo questa versione, sarebbe riuscita a lasciare l’appartamento.

Le dichiarazioni di Butig e quelle di Cristian Matheus De Oliveira Morando presentano comunque differenze rilevanti. Per questo la Procura sta verificando la successione degli episodi e il contributo effettivo attribuito a ciascuno dei presenti in via Tommaso Gulli.


La frase in codice alla madre

Un altro elemento emerge dalle conversazioni telefoniche di Cristian con la madre. La donna ha spiegato agli investigatori che il riferimento all’“odore di arance” non riguardava un semplice profumo: per il figlio sarebbe stato un modo indiretto per comunicare che nell’abitazione si trovava un cadavere.

Il significato della metafora sarebbe legato a un’usanza del Paese d’origine della famiglia, dove le arance immerse nell’acqua vengono utilizzate per attenuare gli odori associati a una persona morta. Cristian, secondo quanto riportato nell’ordinanza, avrebbe evitato di parlare apertamente al telefono mentre il corpo di Fabio Colapietro, 39 anni, si trovava da giorni nella vasca dell’appartamento.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


La professoressa indicata come regista

Nel corso delle conversazioni intercettate, Cristian ha attribuito a Nicole Formichetti, 46 anni, un ruolo centrale nelle decisioni prese dopo la morte di Colapietro. La donna, insegnante residente nell’alloggio, sarebbe stata chiamata “Satana” e indicata dal giovane come la persona capace di orientare le scelte degli altri.

La sua ricostruzione è netta: “La direzione dell’attività svolta era sotto il controllo della professoressa che chiamavamo ‘Satana’”. Cristian avrebbe inoltre sostenuto che Formichetti fosse l’unica interessata a trovare una soluzione per eliminare il corpo e riprendere una vita ordinaria.


Dalla festa all’ipotesi dello smembramento

I fatti sarebbero cominciati la sera del 20 settembre, durante un incontro nell’abitazione torinese segnato dall’assunzione di alcol e droghe. Cristian ha raccontato di aver colpito Colapietro al volto e di averlo stretto al collo; dopo averlo visto perdere conoscenza, avrebbe tentato per circa due ore di rianimarlo, prima di rendersi conto che era morto.

Dopo il decesso, i tre avrebbero continuato a consumare sostanze e avrebbero cercato materiali per pulire i locali e occultare il corpo, tra cui sacchi, candeggina e nastro adesivo. In una prima fase Formichetti avrebbe preso in considerazione l’idea di portare il cadavere nel lago di Garda usando catene; successivamente, dopo un confronto tra i presenti, sarebbe maturata l’ipotesi di dividerlo. L’acquisto in ferramenta di una mannaia e di un affilatore rientrerebbe in quella fase della ricostruzione investigativa.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere