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Cronaca 3 min di lettura23 set

Biglietti, prezzi e superfan: come il live è cambiato in 10 anni

Dal caso dei bagarini online emerso nel 2016 alle nuove regole, il mercato dei concerti ha visto crescere prezzi, rivalità tra colossi e offerte ancora presenti sui canali del secondario.

Nel giro di dieci anni i concerti italiani hanno cambiato pelle: oggi il nodo non è solo la rivendita dei biglietti, ma anche chi controlla la filiera del live e quanto costa, ormai, entrarci. Il caso esploso nell’autunno 2016 ha segnato un punto di svolta, e da allora il settore si è mosso tra nuove norme, maxi-player internazionali e un pubblico sempre più costretto a inseguire gli show più richiesti.


La stretta arrivata dopo il caso

L’attenzione sul secondary ticketing è cresciuta con un servizio de Le Iene, che ha portato il fenomeno sotto i riflettori del grande pubblico. Da lì è partita un’indagine della Procura di Milano, poi sfociata in un processo che nel 2019 si è chiuso con assoluzioni «perché il fatto non sussiste», anche per l’assenza, in quel momento, di una cornice normativa definita. In seguito sono intervenute le Manovre del 2017 e del 2018, oltre al Decreto Bollette.

Le regole introdotte hanno reso obbligatorio il biglietto nominale per gli spettacoli da 5mila spettatori in su. Inoltre hanno affidato ad Agcom, insieme alla guardia di finanza, compiti di vigilanza e contrasto, compresa la possibilità di sanzionare e, nei casi previsti, oscurare i siti del mercato secondario. Un altro passaggio ha riguardato la rivendita lecita: chi non può andare a un evento può rimettere sul mercato il proprio tagliando attraverso i portali fansale aperti dalle piattaforme ufficiali.


Colossi in lotta, prezzi in salita

Oggi il live italiano ruota attorno alla sfida tra Live Nation e Cts Eventim. La prima, statunitense, controlla anche Ticketmaster e diverse venue come Forum di Assago, Carroponte, Teatro Repower e Inalpi Arena; la seconda, tedesca, domina il ticketing con Ticketone, opera nel promoting tramite F&P Group, Vivo Concerti e D’Alessandro & Galli e possiede l’Arena Santa Giulia, al centro dell’attenzione della Corte dei Conti per gli extra costi.

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In mezzo restano le agenzie indipendenti e i promoter locali di dimensioni medio-piccole, mentre il modello industriale spinge verso spettacoli sempre più grandi e costosi, inseguendo i cosiddetti superfan. Il riflesso sul pubblico è già nei numeri: il prezzo medio è salito da 25,68 euro del 2016 ai 45,55 euro del 2026. La strada del biglietto dinamico, ipotesi discussa anni fa, in Italia resta bloccata dalla normativa fiscale, così si moltiplicano pit, vip experience e fasce tariffarie. Un esempio di questa nuova fase arriverà dal tour 2027 degli Oasis.


Il secondario non è sparito

A dieci anni dal caso iniziale, la domanda di fondo resta aperta: la situazione è davvero migliorata? Nei social abbondano le testimonianze di chi resta in coda per ore nelle sale d’attesa virtuali e poi non riesce ad acquistare nulla. Allo stesso tempo, sui portali del secondary ticketing continuano a comparire biglietti per date molto richieste, anche quando sono andate esaurite in poche ore.

Lo Stato italiano, però, non riesce a chiudere quei canali con facilità: un blocco totale aprirebbe infatti una partita complessa sul piano del diritto internazionale. Per questo, nonostante le nuove regole e il cambio di scenario industriale, il mercato secondario resta ancora dentro il perimetro del live italiano.

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