Barbieri, il legame speciale con Cannavacciuolo: «Non è da tutti
Nella sua autobiografia Controluce lo chef ripercorre il rapporto con la madre, le ferite del passato e le persone rimaste davvero al suo fianco.
Antonino Cannavacciuolo è il collega a cui Bruno Barbieri assegna un posto speciale tra quelli conosciuti durante gli anni di Masterchef. Al di là dell’immagine televisiva, lo chef lo descrive come una presenza capace di offrire sostegno anche sul piano umano: «È una persona che veramente nella vita bisognerebbe incontrare».
Barbieri sostiene che Cannavacciuolo non si limiti alle celebri pacche sulla spalla, ma sappia interessarsi sinceramente agli altri, telefonando e chiedendo come stanno. Un’attenzione che, secondo lui, non sarebbe affatto scontata.
L’età non è la sua paura
Il tempo che passa non sembra preoccupare particolarmente Barbieri. Nella sua riflessione sull’invecchiamento, lo chef racconta di avere imparato a rallentare, a difendere i propri spazi e a godere maggiormente delle esperienze quotidiane.
La morte, invece, resta il timore più forte. «La mia unica paura è morire, non invecchiare», afferma, spiegando di sentirsi ancora legato a una dimensione quasi giocosa e libera, quella del “vero grande Peter Pan”.
Un libro tra ferite e riconciliazioni
Questi ricordi trovano spazio in Controluce, l’autobiografia pubblicata da pochi giorni e presentata anche attraverso un’intervista a Vanity Fair. Nel volume Bruno Barbieri porta alla luce episodi personali e aspetti meno conosciuti della propria storia.
La sua esistenza viene descritta come molto dura, soprattutto per gli anni trascorsi nelle cucine, segnati da sacrifici e fatica. A quel percorso professionale si aggiungono le tensioni familiari, tra cui il rapporto difficile con il padre, ricucito soltanto poco prima della sua morte.
La madre, il centro dell’infanzia
Durante l’infanzia, a sostenere la famiglia furono soprattutto le figure femminili: la madre, la nonna e la zia. Quando il padre partì per la Spagna per motivi di lavoro, fu la madre a occuparsi di tutto, garantendo al figlio affetto e stabilità.
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Barbieri ricorda quegli anni con gratitudine, nonostante l’assenza paterna. «Mia madre non ci ha fatto mai mancare nulla: è stata una donna eccezionale», racconta, associando quel periodo a una casa piena di cibo, amore e ricordi felici.
Oggi, però, il suo stato di salute è una fonte di sofferenza. La donna ha 93 anni e convive con la demenza senile; per lo chef è doloroso vederla cambiata, anche se il legame costruito nel tempo gli dà la certezza che tra loro ci sia stata una relazione profonda e ricca di affetto.
Delusioni, rinunce e nuove consapevolezze
Quello con la madre viene indicato come il legame più importante della sua vita. Nel racconto trovano spazio anche le amarezze legate alle persone definite “squali”: individui presenti quando il successo era al massimo, ma spariti una volta venuti meno i vantaggi della vicinanza.
I tradimenti lo hanno ferito profondamente, senza però riuscire a spezzarlo. Barbieri sostiene di avere attraversato periodi molto complessi e di aver dovuto fare numerose rinunce per il lavoro, fino a non avere figli; oggi ritiene tuttavia di essere riuscito a resistere grazie alla propria solidità.
L’autobiografia restituisce così il ritratto di un uomo segnato dalla fatica, dalle separazioni e dalle delusioni, ma anche capace di riconoscere ciò che gli ha dato felicità: l’amore ricevuto dalla famiglia, gli incontri autentici e una maggiore libertà nel vivere il presente.
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