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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Balcanica, il confine che mette alla prova la coscienza

Nicola Sorcinelli racconta la rotta balcanica attraverso un padre, un figlio e una giovane volontaria, senza semplificare il conflitto tra soccorso, responsabilità e sopravvivenza.

Il finale di “Balcanica” non offre una soluzione alla crisi migratoria: costringe piuttosto ogni spettatore a scegliere una posizione, sapendo che una decisione personale può avere un peso sociale e politico, ma non basta a sciogliere un problema collettivo. È in questa consapevolezza amara che il film di Nicola Sorcinelli trova la sua forza più autentica.

La storia evita sia il tono consolatorio sia la ricerca del dolore a ogni costo. Tra frontiere chiuse, corpi affaticati e regole disumane, il regista osserva persone costrette a muoversi dentro una zona grigia, dove il dovere di intervenire non coincide sempre con la possibilità concreta di farlo.


Un finale che lascia il dubbio

Sorcinelli costruisce un’opera essenziale, capace di interrogarsi sul punto in cui l’aiuto umanitario incontra il limite individuale. Il film non pretende di stabilire chi abbia ragione: mostra invece quanto sia fragile il confine tra una scelta necessaria e un gesto destinato a produrre nuove conseguenze.

A sostenere questa impostazione contribuiscono le interpretazioni dei tre protagonisti. Matilda De Angelis restituisce la pressione di Greta, mentre Prince Chugtai e Babak Karimi danno forma a un rapporto familiare attraversato da tensioni, affetto e stanchezza. Karimi aveva ottenuto nel 2011 l’Orso d’argento come miglior attore per “Una separazione” di Asghar Farhadi.


La frontiera vista dal basso

La macchina da presa segue i personaggi con movimenti irrequieti, senza imporsi sul loro spazio. L’inquadratura rimane spesso bassa e ravvicinata, quasi all’altezza dei loro corpi, e lascia che siano la fatica e il paesaggio a definire il ritmo del racconto.

Le montagne, i boschi e le distese spoglie non diventano uno sfondo spettacolare: amplificano piuttosto la sensazione di isolamento. Sorcinelli concede ai protagonisti una parentesi di respiro in un ambiente dove l’aria sembra rarefatta e ogni passaggio può trasformarsi in un ostacolo. Una scelta già riconoscibile ne “La confessione”, cortometraggio del 2024 con Romana Maggiore Vergano e Andrea Arcangeli, candidato al David di Donatello, dove lo stesso movimento rasoterra assumeva però una tonalità più lirica e apocalittica, vicina al cinema di Terrence Malick.


Padre e figlio lungo la rotta

Al centro del film ci sono Habib e Nazar, interpretati rispettivamente da Prince Chugtai e Babak Karimi. Sono musicisti afghani e appartengono alla stessa famiglia: il più giovane è il figlio, l’altro il padre. Dopo il divieto imposto alla musica dal regime talebano, affrontano a piedi un viaggio verso l’Italia, portando con sé i propri strumenti.

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La meta dovrebbe essere un concerto organizzato da una conoscenza, ma quel luogo appare presto indefinito quanto la direzione da seguire. Alla frontiera, indicata come la più dura d’Europa, i nomi e le storie rischiano di dissolversi, mentre restano soltanto la necessità di passare e un’identità ridotta a un tenue segno di resistenza.


Greta e il limite del soccorso

Greta è una giovane dottoressa impegnata nella sua prima missione umanitaria. Lavora in condizioni fragili e dentro un sistema burocratico ostile; proprio il rapporto con Nazar e Habib la porta oltre la distanza professionale che le era stata raccomandata di mantenere.

Il film tratta l’empatia come una materia instabile. Anche l’attrazione spontanea tra Greta e Habib, entrambi giovani e belli, apre una domanda scomoda: è possibile lasciarsi coinvolgere sentimentalmente in un contesto dominato da ruoli, gerarchie e urgenze del soccorso? La questione non viene risolta, ma resta intrecciata al resto del conflitto morale.


Un esordio senza pietismo

“Balcanica” amplia lo sguardo sulla crisi migratoria concentrandosi su chi percorre la via terrestre dei Balcani, spesso meno presente nel dibattito rispetto alle traversate via mare. I migranti incontrati dal film vivono sospesi tra un passato ormai svuotato e un futuro privo di garanzie; per loro, tentare ancora può sembrare l’unica alternativa alla perdita di tutto.

Sorcinelli ha scritto il film insieme ad Andrea Brusa. L’opera è stata presentata in anteprima alle Giornate degli autori, durante l’ultima Mostra del cinema di Venezia, e arriva nelle sale l’8 ottobre. Il risultato è un racconto rigoroso, privo di facili assoluzioni, che trasforma il paesaggio e i rapporti tra i personaggi in strumenti per osservare il dramma della frontiera.

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