Badanti fantasma e documenti falsi: 29 arresti in tutta Italia
Una rete con base a Bolzano avrebbe fatto arrivare cittadine georgiane senza regolare ingresso, alterandone l’identità e destinandole al lavoro domestico
Private dei documenti e spostate da una famiglia all’altra secondo le necessità della rete: sarebbe stato questo il trattamento riservato a numerose badanti georgiane coinvolte nell’inchiesta. Le lavoratrici, secondo gli investigatori, non avrebbero avuto alcuna voce nelle decisioni che riguardavano la loro collocazione.
Le identità costruite per aggirare le regole
Il sistema si sarebbe basato sulla modifica dei dati personali e sulla produzione di carte d’identità contraffatte. In questo modo, più di cento donne avrebbero ricevuto codici fiscali falsificati e sarebbero state indicate come cittadine dell’Unione europea.
La documentazione alterata avrebbe permesso di superare i vincoli previsti per l’assunzione di lavoratori stranieri e di evitare i contingenti stabiliti ogni anno dal decreto flussi. Le donne venivano così inserite nel mercato del lavoro domestico nonostante l’assenza dei requisiti necessari.
Famiglie ignare e agenzia di copertura
Le cittadine georgiane sarebbero state reclutate nel Paese d’origine da due connazionali ritenute ai vertici dell’organizzazione. Dopo l’arrivo irregolare in Italia, venivano ospitate in abitazioni messe a disposizione da un italiano considerato parte del gruppo, prima di essere indirizzate verso famiglie in cerca di collaboratrici domestiche e assistenti per anziani, soprattutto in Alto Adige e Trentino.
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A rendere credibile l’intermediazione contribuiva un’agenzia di collocamento di Merano, formalmente in regola e gestita da due italiani. Le famiglie che si rivolgevano alla struttura, secondo la ricostruzione investigativa, non sarebbero state consapevoli dell’origine illecita del personale proposto.
Blitz in dieci province
L’indagine della Guardia di finanza di Bolzano ha portato a 29 arresti e 101 denunce. Sono state inoltre disposte 95 perquisizioni, con il coinvolgimento complessivo di 220 militari.
Gli interventi hanno riguardato Bolzano, Trento, Udine, Crotone, Reggio Emilia, Reggio Calabria, Gorizia, Pordenone, Pisa e Bologna. L’attività è stata eseguita su disposizione della Procura di Bolzano, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Igor Secco, nei confronti di una struttura accusata di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento lavorativo.
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