Baby Gang, le armi del video diventano un caso: respinta la richiesta
Le immagini girate in Iraq per “Guerra 2” sono state valutate dai giudici di Lecco nel rigetto della domanda di affidamento in comunità.
Le riprese realizzate in Iraq per il prossimo singolo di Baby Gang hanno avuto conseguenze anche sul piano giudiziario. Per i giudici di Lecco, la presenza del trapper accanto ad armi da guerra e munizioni rappresenta un elemento utile a valutare la sua pericolosità, mentre la difesa sostiene che tutto rientrasse nella produzione di un videoclip.
Zaccaria Mouhib, questo il nome dell’artista, si trova attualmente in carcere con accuse che comprendono porto abusivo di armi, rapina e maltrattamenti ai danni della convivente. Il suo legale Niccolò Vecchioni aveva chiesto l’affidamento in una comunità, ma la richiesta è stata respinta.
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Le immagini che hanno pesato sul verdetto
Nel filmato promozionale di “Guerra 2”, in uscita venerdì 16 ottobre a mezzanotte, Baby Gang appare in territorio iracheno con una cintura di munizioni al collo e un’arma pronta a sparare. Il video è stato diffuso dallo stesso artista sui social, accompagnando il lancio del nuovo brano.
L’anticipazione contiene anche una sequenza di immagini politiche e storiche. Tra queste compare Benito Mussolini rappresentato con sembianze da maiale mentre pronuncia il discorso dal balcone di Piazza Venezia sull’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale. Seguono riferimenti a Donald Trump, Vladimir Putin, Ali Khamenei, Nicolás Maduro, Kim Jong-un e Volodymyr Zelensky.
La versione della difesa
Secondo i legali, il viaggio non sarebbe stato legato ad attività illecite, ma soltanto alla realizzazione del progetto musicale. La trasferta, stando alla ricostruzione difensiva, sarebbe stata organizzata dalla società di produzione del video.
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La stessa società avrebbe inoltre concordato in anticipo la presenza di personale dell’esercito locale per garantire assistenza durante le riprese. Da questa prospettiva, quindi, le armi mostrate nel filmato sarebbero state parte della scenografia e del contesto produttivo, non la prova di una condotta pericolosa.
Due letture opposte dello stesso viaggio
Il nodo esaminato dal giudice per le indagini preliminari riguarda proprio il significato da attribuire a quelle immagini. Per l’accusa e per il giudice, la scena in Iraq contribuisce a delineare un profilo di rischio; per la difesa, invece, documenta un’attività artistica pianificata e assistita sul posto.
La decisione dei giudici di Lecco mantiene dunque Mouhib in detenzione e non accoglie la soluzione alternativa proposta dal suo avvocato. Nel frattempo, il nuovo singolo resta fissato per la mezzanotte di venerdì 16 ottobre, con il videoclip già utilizzato per anticiparne i contenuti.
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