Aule piene e spese militari: la sfida degli studenti al governo
A Torino il collettivo Cambiare Rotta contesta le priorità della politica e annuncia nuove mobilitazioni se non arriveranno risposte sull’università.
La protesta degli universitari a Torino mette al centro il contrasto tra le difficoltà vissute negli atenei e le risorse destinate al comparto militare. Il collettivo Cambiare Rotta ha portato in piazza la denuncia di studenti costretti, a loro dire, a frequentare lezioni in spazi insufficienti e senza condizioni adeguate.
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Le aule al centro della contestazione
Secondo i manifestanti, il problema si è presentato fin dall’inizio del percorso universitario: classi troppo affollate e ragazzi costretti persino a sedersi sul pavimento. Una situazione che, sostengono, mette in discussione la possibilità concreta di esercitare il diritto allo studio.
Nel messaggio diffuso durante il corteo, gli studenti hanno accusato governo e Parlamento di tutelare interessi politici ed economici scaricandone il peso sulle nuove generazioni. La loro protesta non riguarda soltanto gli spazi disponibili, ma anche le scelte complessive sulla spesa pubblica.
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Il monito su armi e istruzione
Dal megafono è arrivata una contestazione molto dura: «I soldi ci sono, ma non vanno all’università: finiscono nell’industria bellica e nel riarmo». Gli universitari hanno inoltre accusato le istituzioni di preferire il finanziamento delle armi agli investimenti nella formazione, parlando anche di sostegno a un genocidio.
La manifestazione si è chiusa con lo slogan «Meloni in miniera, Bernini in fonderia: è questa la nostra democrazia». Gli studenti hanno infine avvertito che, in assenza di cambiamenti, intendono radicalizzare la mobilitazione: «Faremo come in Francia».
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