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Cronaca 4 min di lettura5 ore fa

Aste giudiziarie, il raggiro dei tribunali inesistenti: chiesto un bonifico da 15mila euro

Portali costruiti per sembrare ufficiali pubblicizzano immobili a Roma e Milano, ma i documenti presentano errori, foto duplicate e un conto collegato a un istituto lituano.

Bastano una grafica istituzionale, numeri di telefono plausibili e indirizzi Pec per convincere un visitatore di essere finito sul portale di un tribunale. In realtà, dietro il sito attribuito al tribunale di Cesena — che non esiste come ufficio giudiziario autonomo perché rientra nella competenza di Forlì — compare un sistema che propone aste immobiliari e richiede il versamento di 15.000 euro.


La richiesta parte da un portale costruito ad

Sul sito vengono presentate abitazioni di pregio situate a Roma, Milano e Napoli. La distribuzione geografica degli immobili rappresenta già un’anomalia, perché le procedure esecutive fanno normalmente riferimento al tribunale competente per il territorio in cui si trova ciascun bene.

Per due annunci, identificati con le procedure 1097/26 e 1099/26, sono disponibili documenti più dettagliati. Il primo riguarda un appartamento di circa 80 metri quadrati in via Ottaviano 43, a Roma, con base fissata a 150.000 euro; il secondo un’abitazione di circa 109 metri quadrati in corso Magenta 80, a Milano, con valore iniziale di 215.000 euro.


Il denaro finisce su un conto in Lituania

Per accedere alle due presunte aste viene chiesta una cauzione di 15.000 euro, insieme alla copia di un documento d’identità. La pratica dovrebbe essere inviata all’indirizzo Pec di uno studio notarile, seguito poi da una verifica preliminare e dall’invio di un collegamento personale per entrare nella piattaforma telematica.

Nei file associati alle procedure, l’Iban risulta intestato a Stanhope Financial Uab, con sede a Vilnius. Dopo il pagamento, all’utente viene chiesto di caricare la ricevuta e indicare il codice Trn. I documenti definiscono la società una banca lituana, mentre la Banca di Lituania la classifica come istituto di moneta elettronica, autorizzato ai servizi di pagamento con licenza numero 78.


Errori e collegamenti tra i due siti

Il portale dedicato a Cesena non è un caso isolato. Un sito gemello, presentato come quello del tribunale di Faenza, è stato individuato il 25 settembre dal Centro operativo per la sicurezza cibernetica della polizia di Bologna. La procura di Bologna ha disposto il sequestro preventivo urgente del dominio, che al momento risulta bloccato, mentre gli investigatori cercano i responsabili e verificano se qualcuno sia già stato truffato.

Gli accertamenti hanno fatto emergere elementi che riconducono i due portali a una stessa origine. Nel sito di Cesena, per esempio, un collegamento associato all’indirizzo “giustizia@tribunaledicesena.it” conduce al recapito del sito di Faenza; in un’altra pagina compare ancora il riferimento al “Tribunale di Faenza”. Anche i numeri telefonici condividono una parte della sequenza e il prefisso 0546, legato a Faenza, non corrisponde a Cesena. Gli investigatori hanno inoltre ipotizzato l’impiego di strumenti di intelligenza artificiale generativa per rendere più credibile l’aspetto istituzionale delle pagine.

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Notai e perizie con identità sospette

I dati del registro dei domini indicano che tribunaledicesena.it è stato registrato il 17 settembre 2026, otto giorni prima del sequestro del portale dedicato a Faenza, creato il 30 luglio 2026. Nel servizio di consultazione dei registranti compare una casella Outlook collegata al nome “ascomimmobiliare”, senza però riscontri riconducibili a una società effettivamente esistente.

Nei due siti sono indicati come registranti due notai realmente iscritti all’Ordine, mentre i nomi di funzionari e responsabili riportati nelle pagine corrispondono a persone che lavorano nel vero tribunale di Ravenna. Per le aste viene invece indicato lo “Studio Notarile Claudio Andrea De Berti”, con sede dichiarata in via Naviglio 14 a Faenza: il nome non appare nell’elenco ufficiale dei notai abilitati e all’indirizzo risulta operare un altro professionista.


Le stesse immagini per due città diverse

Anche i fascicoli presentano incongruenze. In entrambi gli annunci compaiono due eredi nati a Faenza, rispettivamente il 28 febbraio 1987 e il 14 giugno 1991, oltre alla medesima data di morte, 17 maggio 2024, sebbene i defunti indicati nelle due pratiche siano diversi.

Le perizie attribuiscono a Barbara Collecuori i sopralluoghi negli appartamenti di Roma e Milano. Tuttavia, tra pagina 10 e pagina 20 dei due documenti ricorrono le stesse undici fotografie: il soggiorno bianco con divano blu, il camino, lo specchio, il tavolo, la cucina, le camere e i bagni. Anche le descrizioni coincidono, comprese quelle della pavimentazione in legno chiaro, delle decorazioni, del camino con ampia superficie specchiante e del rivestimento del bagno color grigio metallico.

Il portale, ancora raggiungibile alla data della pubblicazione, può quindi spingere visitatori inconsapevoli a trasmettere documenti e dati personali, oltre a trasferire la somma richiesta. La presenza di contenuti apparentemente ufficiali non basta a confermare l’autenticità di un sito: in questo caso, nomi reali e riferimenti verosimili risultano inseriti in una struttura costruita attorno a procedure e soggetti che non trovano riscontro negli elenchi ufficiali.

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