Arce, il Ris: Serena colpì la testa contro una porta
In aula il luogotenente Casamassima ha collegato 25 frammenti di legno e vernice alla caserma di Arce
La testa di Serena Mollicone avrebbe urtato la porta degli alloggi nella caserma di Arce. Lo ha sostenuto in aula Rosario Casamassima, luogotenente del Ris di Roma e consulente della procura generale.
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Le posizioni delle parti
Per i legali della famiglia Mollicone, i reperti rendono incompatibile l’ipotesi di una contaminazione. Antonio Iafrate e Federica Nardoni hanno sostenuto che la presenza dei materiali dimostrerebbe l’ingresso della ragazza in caserma, senza una successiva uscita.
«Quanto detto oggi supporta l’ipotesi accusatoria, che Serena è entrata in caserma e non ne è più uscita», hanno dichiarato gli avvocati. La difesa della famiglia Mottola ha invece contestato le conclusioni dell’esperto.
Fabio Quadrini ha accusato il consulente di aver modificato la lettura dei fatti per adeguarla alla ricostruzione dell’accusa. «Serena non ha impattato sulla porta, che non è il mezzo lesivo», ha affermato il legale.
I reperti esaminati dal Ris
Casamassima ha riferito del ritrovamento di 25 schegge di legno sul nastro adesivo applicato intorno ai capelli e al capo della giovane. Cinque di questi frammenti erano posizionati tra la superficie adesiva e i capelli, una circostanza che, secondo il consulente, escluderebbe all’origine un trasferimento accidentale successivo.
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Tra i residui individuati è stata inoltre segnalata una traccia di vernice riconducibile alla caldaia dell’alloggio. L’esperto ha indicato anche resina e colla tra i materiali repertati, elementi che a suo giudizio rafforzano il collegamento con gli ambienti della caserma.
La ricostruzione dell’accusa
Le analisi illustrate durante l’udienza sono state presentate come compatibili con la ricostruzione secondo cui, il primo giugno 2001, Marco Mottola avrebbe colpito la diciottenne contro la porta al termine di un litigio. Serena avrebbe perso conoscenza e sarebbe stata poi soffocata.
Il corpo venne abbandonato in una zona alberata chiamata Fonte Cupa. Marco Mottola è imputato insieme alla madre Annamaria e al padre Franco, che all’epoca guidava la stazione dei carabinieri di Arce.
Franco Mottola ha sempre fornito una versione diversa sul danno alla porta, attribuendolo a un colpo dato con la mano aperta durante un confronto con il figlio. I tre imputati, già assolti in due precedenti giudizi, sono ora nuovamente a processo nel giudizio di rinvio, caratterizzato dal confronto tra le consulenze dell’accusa e quelle della difesa.
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