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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Aracnofobia, il test del ragno virtuale che misura la paura

Peter ricrea in realtà virtuale un esperimento clinico e aiuta a distinguere i comportamenti di evitamento per orientare meglio la terapia.

Un visore per la realtà virtuale e un ragno digitale diventano strumenti per osservare come reagisce chi teme questi animali. Si chiama Peter il sistema sviluppato dall’Università di Pisa, pensato per sostenere psicologi e clinici nella valutazione dell’aracnofobia e dei comportamenti di evitamento legati all’ansia.

Il progetto è disponibile gratuitamente online in codice aperto e può essere utilizzato con un normale visore per la realtà virtuale. Lo studio che lo descrive è stato pubblicato su Communications Psychology dai bioingegneri del Dipartimento di Ingegneria dell’informazione e dagli psicologi del Dipartimento di Patologia chirurgica, medica, molecolare e dell’Area critica dell’ateneo toscano.


Peter mette la paura sotto esame

L’ambiente digitale riproduce un corridoio alla cui estremità compare un ragno di grandi dimensioni. Ai partecipanti viene chiesto di raggiungerlo e di fermarsi il più vicino possibile, così da registrare elementi misurabili come il tempo necessario a completare il percorso e la rapidità degli spostamenti.

«Abbiamo costruito uno scenario che espone le persone alle loro paure replicando in realtà virtuale un test usato dagli anni '60», ha spiegato Sergio Frumento, ricercatore del Dipartimento di Ingegneria dell’informazione dell’Università di Pisa. La prova consente di osservare la reazione del soggetto in una situazione controllata, senza ricorrere a un animale reale.


Non esiste un solo modo di evitare

La ricerca ha coinvolto 75 persone con livelli differenti di aracnofobia. Esaminando i percorsi scelti per avvicinarsi al ragno, gli studiosi hanno riconosciuto diverse forme di comportamento evitante, ciascuna potenzialmente collegata a una lettura psicologica distinta.

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«Abbiamo introdotto per la prima volta una differenziazione del comportamento evitante in diversi sottotipi», ha affermato Alberto Greco, docente di Bioingegneria all’Università di Pisa. Secondo il ricercatore, questa distinzione può aiutare a individuare il trattamento più adatto alla situazione del singolo paziente e a indirizzare più precisamente il lavoro clinico.


Il prossimo passo riguarda l’ansia

Peter è stato progettato innanzitutto come supporto alla diagnosi e non sostituisce la valutazione degli specialisti. La possibilità di classificare le reazioni osservate potrebbe però rendere più dettagliata la scelta degli interventi rivolti alle persone che tendono a sottrarsi agli stimoli fobici.

Gli sviluppatori intendono ora aggiungere al sistema la rilevazione di parametri fisiologici, tra cui il battito cardiaco. «Il prossimo passo sarà integrare il sistema con il rilevamento dei segnali fisiologici», ha concluso Greco, così da ottenere indicazioni più complete sul livello di ansia provato durante l’esperienza virtuale. Il progetto è scaricabile tramite il codice identificativo DOI 10.17605/OSF.IO/YN29T.

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