Andrea Tempestini, l’ultimo saluto dei colleghi: «Come facciamo adesso
Il vicedirettore di Libero è morto a 40 anni nella sua casa di Milano: la redazione lo ricorda tra lavoro, ironia, musica e amicizie
«E adesso come facciamo?». È la domanda che Claudio Brigliadori avrebbe voluto rivolgere ancora ad Andrea Tempestini dopo averlo salutato, un venerdì pomeriggio di inizio settembre. Lui usciva dalla redazione, Tempestini restava al lavoro con alcune incombenze da terminare. Una pacca sulla spalla, un saluto e poi la notizia della sua morte, a 40 anni, nella casa di Milano.
Il ricordo passa dai luoghi più cari
Nella memoria dei colleghi ci sono anche le immagini di Ottavia, detta Otti, e Marcellino. Quando i due bambini arrivarono nella sua vita, sulla scrivania della nuova redazione di via dell’Aprica le fotografie presero il posto dei foglietti con le password e del calendario. Un cambiamento semplice, ma capace di raccontare una parte privata dell’uomo dietro al ruolo di vicedirettore.
Da qualche mese Tempestini curava anche una rubrica dedicata ai luoghi della sua anima. Non era uno spazio costruito attorno a ricette o tecniche di cucina: secondo i colleghi, attraverso quei testi emergeva soprattutto il suo modo di vivere e di osservare il mondo. La lettura comune degli articoli diventava un appuntamento atteso, perché permetteva alla redazione di ridere insieme.
Tra musica, viaggi e battute
Il ricordo collettivo, firmato da Claudio Brigliadori con il contributo di Ignazio Stagno, Caterina Spinelli, Maria Pia Petraroli, Andrea Carrabino e Paola Natali, attraversa passioni e aneddoti. Ci sono le notti techno a Berlino, la venerazione per i Cccp e per Lindo, il concerto degli Oasis, il Milan e il filmato del carro armato giapponese che spara ketchup su Youtube.
Non mancano i viaggi organizzati con gli amici di sempre e, in seguito, con Ambra, spesso verso mete insolite e con programmi poco convenzionali. Anche il compleanno aveva il suo rituale: l’ultimo fine settimana di giugno era riservato alla grigliata a Orino, nella casa sul lago. Nessuno, raccontano i colleghi, poteva sottrargli quella data.
Un ritmo di lavoro irripetibile
Tempestini era descritto come una memoria vivente della redazione: ricordava persone, scadenze e passaggi di lavoro, costruiva progetti complessi e preparava relazioni molto dettagliate. Le sue giornate cominciavano presto; quando era di buon umore, la rassegna stampa arrivava già tra le 5.30 e le 6.
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La sua rapidità nello scrivere aveva colpito tutti. Uno stagista la riassunse con una definizione rimasta nel gruppo: «Il Microtempest è l’unità di misura delle battute al secondo». Bastavano un «mmmh» o un «cià» per chiudere una discussione, mentre le dita che tamburellavano sulla gamba segnalavano che la pazienza stava finendo. Le sfuriate, però, raramente si trasformavano in vere ramanzine.
Dalla precarietà alla guida del sito
Il rapporto tra Brigliadori e Tempestini era cominciato alla fine di ottobre del 2010, quando ai due era stato affidato il sito di Libero. Erano due precari quasi sconosciuti tra loro: Brigliadori arrivava da sport, spettacoli e cronaca milanese, mentre Tempestini lavorava nell’Economia e si presentava con piercing, sigaretta e casco della Vespa.
Nel tempo i contratti furono rinnovati e arrivò l’assunzione a tempo indeterminato. La redazione web crebbe, cambiando più volte volto, mentre Tempestini passò da caporedattore a vicedirettore. Durante i mesi del Covid organizzò il lavoro a distanza predisponendo in poche ore il documento per distribuire gli articoli e trasformando la chat di WhatsApp in uno strumento operativo, oltre che in un luogo di scherzi continuo.
Il ricordo dei colleghi tiene insieme il professionista instancabile e l’amico capace di trasformare una segnalazione in un titolo sorprendente, in un gioco di parole o in una battuta. Alla fine resta quella domanda, ora senza risposta, che Brigliadori avrebbe voluto fargli ancora: «E adesso come facciamo?»
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