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Cronaca 3 min di lettura22 set

All’Onu Pezeshkian sfida gli Usa con foto e accuse, la delegazione esce

Tra discorso, protesta americana e nuove tensioni su Hormuz, il presidente iraniano ha rilanciato il messaggio di Teheran davanti all’Assemblea generale.

Davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Masoud Pezeshkian ha trasformato il suo intervento in un atto di accusa contro Washington. Il presidente iraniano ha mostrato immagini dei bambini uccisi nel raid sulla scuola e ha sostenuto che l’Iran sia la vittima, non l’autore, del terrorismo. Durante il discorso, la rappresentanza statunitense ha lasciato l’aula.


La protesta americana in aula

La scena più visibile si è consumata nel palazzo di New York quando la delegazione degli Stati Uniti ha abbandonato l’emiciclo all’inizio dell’intervento di Pezeshkian. Il presidente iraniano ha accusato gli Usa di aver compiuto atti di terrorismo contro il suo Paese, mentre insisteva sul tema delle vittime civili.

Nel suo discorso ha anche richiamato la guida suprema Ali Khamenei e la scuola Shajareh Tayyiba di Minab, citata da Teheran come teatro di un attacco costato almeno 156 morti, tra cui 120 alunni. Secondo il presidente iraniano, l’azione sarebbe avvenuta nel quadro delle operazioni avviate il 28 febbraio da Usa e Israele contro l’Iran.


Hormuz e sanzioni al centro dello scontro

Il capo dello Stato ha legato la questione della sicurezza al controllo dello stretto di Hormuz, sostenendo che Teheran non accetterà una gestione ostile della rotta. Pezeshkian ha spiegato che l’Iran vuole Paesi vicini forti nell’area, ma non può tollerare che alcuni sfruttino quel passaggio marittimo contro gli interessi iraniani.

Ha poi ribadito che il Paese deve restare forte per non essere minacciato e che non cerca la propria sicurezza danneggiando quella altrui. Sul nucleare, ha escluso qualsiasi ambizione militare ma ha difeso il diritto di sviluppare tecnologie pacifiche, definite essenziali per salute, agricoltura e progresso.

Sul versante diplomatico, Abbas Araqchi ha incontrato Steve Witkoff a margine dell’Assemblea generale. Secondo i media statali iraniani, Teheran ha chiesto la revoca del blocco navale, lo sblocco dei beni congelati e la fine della guerra su tutti i fronti della «resistenza».

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Tajani e le tensioni intorno a Trump

La linea dura di Teheran ha trovato una risposta indiretta anche dalle parole di Antonio Tajani, che a New York ha definito molto duro il discorso iraniano all’Onu. Il ministro degli Esteri ha detto che l’Italia lavora per una soluzione diplomatica e che l’Iran dovrebbe cambiare tono e rinunciare al percorso verso l’atomica.

Intanto in Iran continua a far discutere un altro episodio avvenuto durante il discorso di Donald Trump, ieri. Abbas Araghchi e il resto della delegazione avevano lasciato la sala in segno di protesta, ma un rappresentante iraniano era rimasto seduto nel settore di Teheran. La presenza di quel diplomatico ha aperto polemiche interne, perché è stata letta da molti come una scelta non coerente con la protesta ufficiale.


Pressione economica e voli cancellati

Sul terreno economico, le nuove sanzioni statunitensi hanno già prodotto effetti concreti. Le principali compagnie aeree iraniane hanno sospeso i collegamenti internazionali nel primo giorno di applicazione delle misure, mentre Mahan Air ha comunque fatto atterrare un proprio velivolo in Cina nelle prime ore del mattino.

Pechino, nei giorni precedenti, aveva respinto l’avvertimento di Washington contro chi mantiene rapporti con il comparto aeronautico iraniano, definendo quelle misure unilaterali e illegali. Le restrizioni sono state pensate per aumentare la pressione su Teheran e, all’inizio di settembre, gli Stati Uniti avevano già inserito nella lista nera l’intero settore dell’aviazione iraniana con l’obiettivo di bloccarne l’operatività nel mondo.

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