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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Agrigento, il caso delle 112 cartelle: cinque medici sotto accusa

La Procura indaga su oltre cento impianti fatturati al Servizio sanitario nazionale, mentre i controlli sono partiti dall’arrivo anomalo di pazienti da altre regioni.

Oltre cento interventi per l’impianto di protesi peniene sarebbero stati addebitati alla sanità pubblica, anche quando i pazienti non avrebbero avuto diritto alla copertura. È il sospetto al centro dell’indagine aperta dalla Procura di Agrigento, che coinvolge cinque medici dell’ospedale San Giovanni di Dio, tra cui due responsabili di altrettanti reparti.

L’ipotesi, se confermata, avrebbe prodotto un danno rilevante per le finanze pubbliche. Le verifiche riguardano operazioni eseguite tra il 2018 e il 2024 e hanno portato al sequestro di 112 cartelle cliniche da parte dei carabinieri del Nas di Palermo.


Il numero dei pazienti ha insospettito l’Asp

A richiamare l’attenzione dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento sarebbe stato soprattutto il flusso inatteso di persone giunte anche da fuori regione. Secondo gli elementi finora raccolti, alcuni pazienti sarebbero stati indirizzati verso la struttura attraverso contenuti promozionali diffusi sui social.

Da quelle anomalie sono partiti gli accertamenti dell’assessorato regionale alla Salute. In un secondo momento è intervenuto il Nas di Palermo, che ha acquisito la documentazione clinica relativa agli interventi effettuati nell’arco di sei anni.


Quando la sanità pubblica può pagare

L’inserimento di una protesi peniena non fa normalmente parte delle prestazioni comprese nei Livelli essenziali di assistenza. Il Servizio sanitario nazionale può sostenerne il costo soltanto in circostanze particolari e limitate.

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Tra le situazioni indicate rientrano, ad esempio, alcuni casi riguardanti pazienti oncologici. Al di fuori di queste condizioni, la spesa dovrebbe essere sostenuta direttamente dall’interessato e, per ciascun dispositivo, può superare gli 8mila euro.


Cinque sanitari nel registro degli indagati

Nel procedimento risultano iscritti cinque medici. Tra loro figurano i primari di due reparti distinti dell’ospedale agrigentino, struttura nella quale sarebbero state eseguite le operazioni finite sotto esame.

Gli investigatori stanno cercando di stabilire se gli interventi siano stati presentati come prestazioni a carico del sistema pubblico pur in assenza dei requisiti richiesti. Soltanto la conclusione degli accertamenti potrà chiarire eventuali responsabilità e quantificare il possibile danno erariale.

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