Abu Mazen: stop ai raid su Gaza, ma il piano resta fermo
Nel messaggio all’Onu il presidente palestinese ha apprezzato l’impianto di Trump e la risoluzione 2803, ma ha denunciato che sul terreno non è cambiato nulla.
A Gaza, ha avvertito Abu Mazen, le vittime continuano a essere soprattutto tra uomini, donne e bambini, mentre la fase politica evocata nei documenti internazionali resta senza effetti concreti. Nel videomessaggio inviato all’Onu, il presidente palestinese ha parlato di un quadro ancora bloccato nonostante le attese suscitate dal nuovo percorso diplomatico.
Le parole di Abu Mazen all’Onu
Il leader palestinese ha spiegato di aver accolto con favore il piano in 20 punti presentato da Donald Trump, insieme alla risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza e alla tabella di marcia pensata per la seconda fase dell’attuazione. Nel suo intervento, ha però chiarito che le promesse contenute in quel percorso non hanno ancora prodotto risultati visibili.
Abu Mazen ha collegato quel progetto a obiettivi molto precisi: mettere fine all’offensiva contro il popolo palestinese, ottenere il ritiro delle forze di occupazione dalla Striscia di Gaza e avviare la ricostruzione del territorio. Secondo la sua ricostruzione, però, nessuno di questi passaggi si è tradotto finora in un cambiamento reale.
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Sul terreno niente cambia ancora
Il presidente palestinese ha insistito soprattutto sulla distanza tra la cornice politica e la situazione effettiva nella Striscia. A suo dire, dopo quasi un anno, le operazioni violente non si sono fermate e continuano a provocare morti tra la popolazione civile.
Nel messaggio registrato per le Nazioni Unite, Abu Mazen ha quindi tenuto insieme apertura diplomatica e denuncia delle conseguenze umanitarie. Il passaggio centrale del suo intervento è stato proprio questo: il sostegno al piano non cancella, almeno per ora, la realtà di un conflitto che continua a colpire Gaza.
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