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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

A Parma 15 sanzioni subito: il test smaschera le e-bike modificate

Il dispositivo Dynostar misura in pochi istanti la velocità dei mezzi: se una bici supera i limiti previsti, la multa può arrivare a 15mila euro.

Quindici contestazioni in un solo pomeriggio hanno acceso i riflettori sulle biciclette elettriche alterate. A Parma la polizia locale ha avviato controlli mirati nel centro cittadino, dopo aver individuato mezzi capaci di viaggiare ben oltre i 25 km/h consentiti per le e-bike.


Il controllo svela la velocità reale

Gli agenti del Nucleo Velo utilizzano Dynostar, un’apparecchiatura compatta che ricorda un tapis roulant. La bicicletta viene collocata sul dispositivo e, nel giro di pochi secondi, gli operatori possono verificare quale velocità massima sia in grado di raggiungere.

Le verifiche sono cominciate martedì tra via D’Azeglio e piazza Garibaldi. Il bilancio iniziale, secondo quanto riferito dalla stampa locale, è stato di 15 multe, un dato che segnala una presenza tutt’altro che marginale di mezzi modificati nelle strade del centro.


Quando la bici diventa ciclomotore

La manomissione del sistema di assistenza può trasformare il mezzo, sotto il profilo normativo, in un ciclomotore. Se mancano immatricolazione e copertura assicurativa, la sanzione prevista può oscillare tra 5mila e 15mila euro.

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L’intervento nasce dall’esigenza di limitare i rischi per pedoni, ciclisti e automobilisti. Le e-bike e le biciclette a ruote larghe sottoposte a modifica possono infatti raggiungere prestazioni molto superiori a quelle ammesse per una normale bici elettrica.


Bologna valuta il modello parmense

L’esperienza di Parma interessa anche la Lega di Bologna, che propone di mettere la stessa strumentazione a disposizione della polizia locale del capoluogo emiliano. L’obiettivo indicato è estendere le verifiche a carreggiate, piste ciclabili e zone con grande passaggio, compresi portici e marciapiedi.

Il capogruppo Matteo di Benedetto ha chiarito che l’idea non punta a ostacolare la mobilità elettrica: «Non si tratta di colpire la mobilità elettrica, ma di garantire che chi utilizza una bicicletta regolarmente conforme possa farlo insieme a tutti gli altri cittadini». Secondo il consigliere, il problema riguarda i mezzi alterati, potenzialmente più rapidi e quindi capaci di aumentare i pericoli per gli altri utenti della strada.

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