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Cronaca 2 min di lettura2 ore fa

30 ottobre, la protesta si allarga: perché la sicurezza prepara il test

Lo sciopero generale dell’Usb porterà in piazza lavoratori e movimenti, mentre le autorità monitorano il rischio di infiltrazioni e nuove tensioni

Il prossimo appuntamento per l’ordine pubblico è già fissato: venerdì 30 ottobre diverse categorie si fermeranno e migliaia di persone sono attese nelle piazze italiane. La mobilitazione, promossa dall’Usb contro guerra e caro vita, coinvolgerà lavoratori, pensionati, studenti, agricoltori, autotrasportatori e movimenti per la casa, oltre a realtà vicine alla causa palestinese.

Dopo gli eventi di sabato, le forze preposte alla sicurezza hanno quindi spostato l’attenzione sulle prossime manifestazioni. L’obiettivo è prevenire disordini senza perdere di vista le ragioni sociali alla base della protesta.

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La prevenzione guarda anche alla rete

Le valutazioni degli esperti di ordine pubblico partono dal bilancio positivo attribuito alla giornata precedente. Negli ambienti della sicurezza si ritiene che l’attività preventiva abbia contribuito a contenere i rischi, ma il nuovo sciopero viene considerato un passaggio delicato per l’ampiezza delle adesioni previste.

Accanto ai controlli sul territorio e ai contatti con gli organizzatori, sarà osservato anche ciò che accade negli spazi virtuali. Il monitoraggio punta a individuare eventuali gruppi violenti diretti verso le manifestazioni o possibili collegamenti tra proteste nate in luoghi diversi. Rispetto ai giorni scorsi, inoltre, le autorità ritengono più difficile l’effetto sorpresa legato a convocazioni improvvise: il Movimento 17 ottobre aveva infatti promosso raduni dell’ultimo minuto poi degenerati in disordini e saccheggi.


Una mobilitazione in molte città

Lo sciopero interesserà comparti come scuola, sanità e porti. Sono previste iniziative a Roma, Milano, Bologna, Torino, Firenze, Napoli e Palermo, con un fronte composto da organizzazioni del lavoro e realtà sociali differenti.

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Lo slogan scelto dall’Usb è «Abbassate le armi, alzate i salari. Blocchiamo tutto!». Il sindacato chiede di frenare l’aumento dei prezzi, rafforzare stipendi e pensioni e destinare maggiori risorse ai servizi sociali invece che agli armamenti. Alla mobilitazione hanno aderito anche universitari, studenti delle scuole superiori, agricoltori, autotrasportatori, centri sociali e associazioni impegnate sul tema dell’abitare.


I sindaci chiedono un confronto

Sul tema del costo della vita si sono mossi anche nove sindaci di centrosinistra alla guida di grandi città. Roberto Gualtieri per Roma, Sara Funaro per Firenze, Vito Leccese per Bari, Matteo Lepore per Bologna, Stefano Lo Russo per Torino, Gaetano Manfredi per Napoli, Beppe Sala per Milano, Silvia Salis per Genova e Massimo Zedda per Cagliari hanno sollecitato un incontro urgente con il governo.

Nella loro posizione vengono richiamate le difficoltà affrontate da famiglie, lavoratori e imprese per il peso di abitazioni, energia, trasporti e spese quotidiane. I primi cittadini hanno condannato con fermezza gli episodi violenti, ma hanno indicato nelle politiche economiche, nel potere d’acquisto, nell’occupazione e nei servizi essenziali la risposta destinata a durare nel tempo.

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