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Calcio 3 min di lettura43 min fa

Pavoletti valuta il ritiro: Dubai o l’Australia dopo gennaio

L’ex attaccante del Cagliari lascia aperta una possibilità e ricorda Genoa, Napoli, Nazionale e il gol decisivo di Bari.

Leonardo Pavoletti è vicino al ritiro, ma non ha ancora chiuso ogni possibilità. L’ex attaccante del Cagliari aspetterà il mercato di gennaio prima di decidere se cercare una nuova esperienza all’estero.

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Una scelta ancora aperta

Pavoletti ha spiegato di essere orientato per il 90% verso l’addio al calcio giocato. Rimane però una piccola apertura per un’avventura lontana dall’Italia, scelta soprattutto per motivi personali e non economici.

«Se dovesse uscire qualcosa che mi prende bene, non devo fare retromarcia», ha raccontato. Le destinazioni prese in considerazione sono Dubai e l’Australia, con l’idea di permettere ai figli di conoscere un’altra parte del mondo.

L’attaccante ha poi ricordato l’episodio più significativo vissuto negli ultimi anni a Cagliari. Nel ritorno della finale dei playoff di Serie B del 2023, contro il Bari al San Nicola, è entrato all’89’ minuto e ha segnato la rete della promozione in Serie A.

A distanza di tre anni, quel gol continua a emozionarlo. Pavoletti ha raccontato di aver ricevuto il messaggio di un ragazzo sardo: dopo la rete, il padre, descritto come una persona fredda e severa, avrebbe abbracciato il figlio in lacrime per la prima volta.


Il periodo migliore a Genova

Il passaggio al Genoa, dopo l’esperienza al Sassuolo, ha rappresentato il momento più alto della sua carriera. Preziosi aveva puntato su di lui quando era ancora considerato soprattutto un attaccante capace di emergere in Serie B.

A Genova, sotto la guida di Gian Piero Gasperini, Pavoletti ha conquistato un posto da titolare e ha partecipato alla qualificazione in Europa League. Ha descritto quei due anni come una fase di forte crescita, arrivata dopo essere stato ai margini nel Sassuolo.

Il trasferimento al Napoli, invece, non ha prodotto i risultati sperati. L’attaccante ha spiegato di aver accolto l’opportunità della Champions League con timore, anche per il peso delle aspettative e delle voci che circolavano intorno alla sua esperienza nella grande piazza.

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«Me la giocai male: arrivai un po’ impaurito dalla piazza», ha ammesso, riconoscendo di essersi presentato in modo troppo prudente. Quando ha trovato maggiore sicurezza, secondo il suo racconto, era ormai tardi per cambiare il corso dell’avventura.


Dagli inizi alla Nazionale

Pavoletti ha cominciato a giocare a Livorno, vicino alla parrocchia. All’inizio era stato impiegato in difesa, ma la tendenza a prendere palla e cercare il gol ha convinto l’allenatore a portarlo anche alle partite.

La sua famiglia ha avuto un ruolo rilevante nella crescita sportiva. Il padre, buon tennista e poi allenatore, ha seguito anche Filippo Volandri nei primi anni della sua carriera; la madre, invece, ha frequentato raramente gli stadi, anche quando il figlio è diventato professionista.

L’arrivo in Serie A è stato graduale. A 18 anni Pavoletti non pensava ancora di trasformare il calcio in un lavoro e ha attribuito ai genitori il merito di averlo sostenuto, pur senza un piano alternativo definito.

Nel 2016 ha inoltre scontato 40 giorni di squalifica per la presenza di una sostanza contenuta nel Rinofluimucil, utilizzato per liberare il naso. Giocava nel Sassuolo e ha sempre sostenuto di non aver assunto il farmaco per doparsi, ma di essere stato punito per negligenza dopo averlo ricevuto dal medico della squadra.

La Nazionale è rimasta uno dei suoi rimpianti. Antonio Conte lo aveva inserito tra i pre-convocati per l’Europeo del 2016, ma Pavoletti è arrivato a Coverciano stanco dopo una stagione intensa con Gasperini. Con l’Italia ha poi debuttato sotto la gestione di Roberto Mancini, nella vittoria per 5-0 contro il Liechtenstein, chiudendo la sua esperienza azzurra con una presenza e un gol.

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