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Calcio 2 min di lettura43 min fa

Mora, attaccante della Roma: «Segnare mi piace»

Il giovane giallorosso ha parlato della crescita personale, della chiamata del Portogallo e dell’intesa con Soulé e Dybala

Mora ha commentato la sua crescita con la Roma dopo la partita contro il Sassuolo. L’attaccante giallorosso ha parlato anche della convocazione con il Portogallo e dei compagni Soulé e Dybala.

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L’intesa con Soulé e Dybala

Il giocatore ha descritto positivamente la collaborazione con Soulé, sottolineando quanto la presenza dell’argentino renda più semplici le giocate. Anche il rapporto con Dybala è stato elogiato, con Mora che ha definito il compagno un calciatore di altissimo livello.

«Giocare con Mati è bello, tutto diventa più facile. Poi è fantastico, mi ha aiutato molto. Paulo... non servono aggettivi, è fortissimo: sono contento di giocare con loro», ha detto in conferenza stampa all’Olimpico.

Mora ha aggiunto che la squadra sta vivendo una fase positiva e che il divertimento in campo si riflette nelle prestazioni. Per lui, nei momenti migliori e in quelli più complicati, conta mantenere equilibrio e seguire le indicazioni dell’allenatore.


La chiamata del Portogallo

Rispondendo alle domande sulla convocazione nella nazionale portoghese, il giallorosso ha attribuito il riconoscimento al lavoro quotidiano. Ha spiegato che l’allenatore insiste molto anche sulla fase difensiva e che questo gli sta permettendo di migliorare sotto ogni aspetto.

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Mora ha ricordato di aver già segnato diversi gol nella sua prima stagione al Porto. A suo giudizio, la prima rete aiuta a trovare fiducia e rende più naturale continuare a segnare: per questo ha ribadito di essere contento del momento che sta vivendo.


Il ricordo degli inizi

Il calciatore ha raccontato di non aver previsto un’ascesa così rapida nel calcio professionistico. Quella alla Roma è la sua terza esperienza tra i professionisti e il percorso è stato più veloce di quanto immaginasse.

Mora ha riconosciuto al Porto un ruolo decisivo nella sua formazione e ha detto di essere grato per la persona diventata. Guardando al bambino che era, gli direbbe che il lavoro svolto sta dando i suoi frutti.

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