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Calcio 3 min di lettura31 min fa

Lazio e Frosinone aprono il campionato a un calcio offensivo

Difese meno solide, tecnici più audaci e l’influenza europea spiegano la crescita dello spettacolo nelle prime giornate.

La Serie A ha aumentato il numero di gol e conclusioni nello specchio dopo le prime dieci giornate. Il campionato propone un calcio più aperto, con maggiore ricerca dell’uno contro uno, dei tiri dalla distanza e del possesso nella metà campo avversaria.

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Le squadre che rischiano di più

Tra le formazioni più votate all’attacco figurano Lazio e Frosinone, due delle sorprese del torneo. La squadra di Gattuso si trovava in testa alla classifica, posizione che in pochi le attribuivano alla vigilia, mentre il Frosinone di Alvini occupava il sesto posto.

Il Frosinone aveva segnato 11 reti nelle tre gare precedenti, incassandone cinque: dopo il 4-4 contro l’Atalanta erano arrivati il 5-1 al Lecce e il 2-0 sul Torino. Alvini accetta quindi di concedere qualcosa pur di mantenere una produzione offensiva elevata. Anche l’Atalanta di Sarri, pur ancora alla ricerca dell’assetto migliore, segue da tempo un’impostazione poco prudente.

La stessa disponibilità al rischio emerge nelle scelte di Amorim e Fabregas. Quest’ultimo tende a lasciare spazio agli avversari per portare più uomini nella loro metà campo. Persino Allegri, spesso associato alla gestione del risultato e alle vittorie di misura, ha riconosciuto che una squadra deve concedere qualcosa, salvo poi tornare in alcune occasioni a puntare sul controllo e sulle ripartenze.


Gol, difesa e nuove abitudini

L’aumento delle reti può dipendere dall’influenza esercitata dal calcio europeo di vertice. Un esempio è il 5-4 con cui il Psg aveva superato il Bayern nella semifinale della Champions League precedente, partita diventata un riferimento per chi preferisce un gioco meno prudente.

C’è però anche una spiegazione legata alla qualità degli interpreti. Secondo l’analisi, il livello medio dei difensori si è abbassato rispetto all’epoca di Fabio Cannavaro, Alessandro Nesta e Paolo Maldini; allo stesso tempo, non sono più frequenti attaccanti come Gabriel Batistuta, Ronaldo il Fenomeno e David Trezeguet.

La tendenza è sostenuta dai numeri, che indicano più gol e un incremento dei tiri nello specchio. Non tutti la condividono: i sostenitori della tradizione tattica italiana temono che l’aumento delle occasioni riduca l’equilibrio. «Questo non è calcio», obiettano i critici di un gioco giudicato troppo esposto.


Gasperini ha anticipato il cambiamento

L’orientamento offensivo non nasce soltanto dall’imitazione dei campionati stranieri. Gian Piero Gasperini lo applica da decenni attraverso pressing intenso e duelli individuali, diventando un riferimento anche per quel calcio europeo che oggi la Serie A osserva con maggiore interesse.

Il dibattito resta aperto tra chi preferisce uno 0-0 costruito sul controllo difensivo e chi considera più coinvolgente una partita ricca di occasioni, come il 5-4 tra Psg e Bayern. Dopo anni segnati da lunghe interruzioni legate alle interpretazioni del Var e dalle marcature preventive, il campionato italiano sembra orientarsi verso una proposta più rischiosa e spettacolare.

Sul tema sono stati coinvolti Giancarlo Camolese, vicepresidente dell’Associazione italiana allenatori e docente del Settore tecnico della Figc, Mario Beretta, presidente del Settore tecnico della Figc, e Gianni De Biasi, tecnico con esperienza internazionale alla guida delle nazionali di Albania e Azerbaigian. De Biasi aveva portato l’Albania alla prima qualificazione della sua storia alla fase finale di un Europeo, nel 2016.

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