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Calcio 3 min di lettura1 ora fa

Euro 2032, gli stadi italiani oltre le partite

Quattordici impianti in corsa per cinque posti: investimenti, servizi e quartieri dovranno vivere tutto l’anno

L’Italia ha presentato 14 stadi candidati in 13 città per ospitare Euro 2032 insieme alla Türkiye. La UEFA ne selezionerà cinque dopo aver valutato 120 requisiti operativi.

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Stadi aperti tutto l’anno

Il torneo può diventare molto più di una scadenza per adeguare gli impianti. Secondo Eleni Stefania Kalapoda, architetta e progettista urbana con esperienza nel settore sportivo, gli stadi italiani possono trasformarsi in luoghi attivi durante l’intera settimana, non soltanto nei giorni delle partite.

Un impianto di alto livello ospita in media circa 25 incontri all’anno. Per sostenere i costi e produrre valore in modo continuativo, la progettazione dovrebbe quindi includere ristorazione, cultura, intrattenimento, attività per la comunità e appuntamenti aziendali.


Il modello dello stadio juventino

Un esempio già realizzato è lo stadio della Juventus a Torino, inaugurato nel 2011. Secondo un’analisi di Calcio e Finanza, la struttura ha generato almeno 845 milioni di euro di ricavi e oltre 80 milioni nella stagione 2024/25, con circa 100 eventi commerciali ogni anno.

La proposta è di sfruttare meglio anche gli spazi destinati all’ospitalità. Sale flessibili, ristoranti e aree vicine al terreno di gioco possono accogliere una cena aziendale durante la settimana e un pranzo per famiglie nel fine settimana, aumentando l’uso degli stessi ambienti.


Quartieri e nuovi spettatori

Il valore di un impianto non si esaurisce all’interno delle sue mura. Alberghi, uffici, abitazioni e piazze pubbliche collegati allo stadio possono attirare visitatori, generare redditi da locazione e rafforzare il rapporto con la città durante tutto l’anno.

A Milano, con San Siro ora nelle mani di Inter e AC Milan, è previsto un nuovo stadio da circa 71.500 posti. Il progetto apre anche una discussione sul quartiere circostante: metropolitana, ferrovia e tram possono favorire gli arrivi e sostenere nuove attività più di un’area destinata soltanto al parcheggio.

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Le donne e le famiglie rappresentano un altro bacino di crescita. Per favorire il ritorno del pubblico servono percorsi sicuri e illuminati, spazi per i passeggini, servizi adeguati, un’offerta alimentare più ampia e tribune accoglienti. La crescita del calcio femminile in Europa conferma la possibilità di ampliare la platea degli spettatori.


Le scelte da fare

Per i proprietari degli impianti e per i Comuni, la prima domanda riguarda il numero di giornate annuali di apertura e il pubblico da raggiungere. I progetti più ambiziosi puntano a superare i 100 giorni di attività, con strutture capaci di adattarsi a gusti e usi diversi.

La flessibilità riguarda anche gli spazi interni: aree modulari per l’ospitalità e corridoi riconfigurabili possono proteggere gli investimenti nel tempo. Fin dalle prime fasi andrebbero inoltre pianificati i collegamenti con il trasporto pubblico, i percorsi pedonali e la gestione dei flussi in entrata e in uscita.


Adattarsi al clima

Le condizioni climatiche avranno un peso crescente nella gestione degli stadi. Zone d’ombra, ventilazione naturale e sistemi per raccogliere e smaltire l’acqua possono ridurre i costi operativi e rendere gli impianti utilizzabili anche nei mesi più caldi.

Queste soluzioni diventano particolarmente utili per concerti e manifestazioni estive, che possono ampliare il calendario oltre il calcio. La progettazione dovrà quindi chiarire a chi sia destinato lo stadio nei giorni senza partite e quale rapporto debba avere con il resto della città.

L’Italia può contare sulla tradizione degli impianti come monumenti civici, dal Franchi di Firenze all’Olimpico di Roma, oltre che sull’esperienza organizzativa legata ai Giochi olimpici invernali Milano Cortina 2026. Euro 2032 durerà un mese, mentre gli stadi rinnovati o costruiti per l’occasione potranno influenzare per decenni la vita dei club e dei centri urbani.

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