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Calcio 2 min di lettura44 min fa

Club Italia, Ranieri punta sui giovani e guarda a Maldini

Dopo cento giorni da presidente, il tecnico prepara un progetto pilota per settore di base e passaggio al professionismo.

Claudio Ranieri ha tracciato le linee del lavoro avviato alla guida del Club Italia. Il progetto pilota per sostenere i giovani partirà dai primi di gennaio e proseguirà fino a giugno, in vista della stagione successiva.

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Il piano per i giovani

Il tecnico ha individuato due problemi: la formazione dei bambini tra i 5 e i 13 anni e il passaggio dei ragazzi di 18-20 anni verso il calcio professionistico. Per la fascia più giovane, Ranieri chiede percorsi psicopedagogici adeguati all’età e figure preparate, oltre al semplice allenatore.

Per chi esce dalla Primavera, invece, l’obiettivo è ridurre il divario con le prime squadre. Ranieri ha indicato il minutaggio previsto in Serie C come possibile modello da estendere alla Serie B e ha richiamato la necessità di misure capaci di favorire l’impiego dei giovani, con il coinvolgimento del governo e delle istituzioni.

Il lavoro è stato preceduto da riunioni con le diverse componenti del calcio italiano, dalla Serie A al settore giovanile e scolastico. Il presidente del Club Italia ha spiegato che la sperimentazione dovrà permettere a tutti di adottare criteri condivisi.


Il confronto con Maldini

Ranieri ha ammesso di non aver esaminato il progetto elaborato da Paolo Maldini e Leonardo. Ha però accolto l’idea di una programmazione lunga: Maldini aveva indicato un orizzonte di 8-10 anni e Ranieri ha detto di condividerlo.

Il tecnico ha precisato di lavorare con Gianfranco Zola, Maurizio Viscidi e Milani, escludendo di voler legare il piano alla prossima elezione federale. Ha inoltre riferito di aver parlato soltanto con Malagò e non con Galliani.

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Tra i modelli osservati c’è quello del tennis, soprattutto per la preparazione degli istruttori di base. «Io vorrei allenare i formatori di base», ha dichiarato Ranieri parlando del percorso da costruire.


Bambini al centro del gioco

Secondo Ranieri, nelle scuole calcio il risultato e la disposizione tattica non possono prevalere sulla crescita individuale. Il bambino dovrebbe prima sperimentare, dribblare e scegliere; soltanto con l’aumentare dell’età arriverebbero gli insegnamenti legati ai reparti e all’organizzazione collettiva.

«No, per l’amore di Dio. Scordiamoci il metodo Ranieri: siamo italiani, dobbiamo fare le cose che siamo bravi a fare», ha detto rispondendo alla possibilità di creare un sistema legato al suo nome.

Il talento, a suo giudizio, continua a essere presente in Italia, ma deve essere accompagnato senza limitarlo troppo presto. «Dobbiamo lasciarlo libero e aiutarlo», ha spiegato, indicando nel ritorno alla figura del maestro di calcio uno degli obiettivi del programma.

Ranieri ha infine riconosciuto che serviranno risorse e una collaborazione ampia. L’intenzione, ha chiarito, non è cancellare tutto ciò che esiste, ma correggere ciò che non funziona e trasformare le proposte in attività concrete sul campo.

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