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Calcio 3 min di lettura5 ore fa

Calcio italiano, Ranieri: servono otto-dieci anni di lavoro

Il direttore tecnico della Figc presenta un progetto per valorizzare i giovani e annuncia una fase sperimentale da gennaio

Claudio Ranieri ha indicato in otto-dieci anni il tempo necessario per affrontare i problemi del calcio italiano. Il direttore tecnico della Figc ha illustrato le sue priorità dopo i primi 100 giorni nell’incarico.

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Le priorità per i giovani

Intervenuto giovedì ai microfoni di Sky Sport Italia, Ranieri ha spiegato che il lavoro si concentra soprattutto su due fasce d’età. La prima riguarda la formazione di base, dai 5 ai 13 anni; la seconda il passaggio dei calciatori tra i 18 e i 20 anni verso il professionismo.

Secondo Ranieri, molti ragazzi arrivano alla Primavera già formati fisicamente, ma faticano poi a trovare spazio tra i professionisti. Per questo il dirigente vorrebbe estendere alla Serie B un sistema di incentivi già previsto in Serie C per favorire l’impiego dei giovani.

Il direttore tecnico ha però osservato che il calcio, da solo, non può sostenere questo percorso. A suo giudizio servono interventi del governo e delle altre istituzioni, anche attraverso misure simili al decreto crescita utilizzato fino al 2024.


Il progetto pilota da gennaio

La Figc ha riunito Club Italia, il settore tecnico, i campionati dilettantistici e le strutture dedicate ai vivai. Da questo confronto nascerà una sperimentazione prevista dall’11 gennaio fino a giugno, quando verranno valutati i risultati e gli eventuali correttivi in vista della stagione successiva.

L’obiettivo, ha spiegato Ranieri, è coordinare maggiormente le diverse componenti del movimento. «La speranza è che, grazie a questo lavoro, iniziamo tutti a parlare la stessa lingua», ha detto presentando il progetto.

Ranieri ha definito il suo incarico impegnativo e assorbente, ma anche motivo di soddisfazione. Ha aggiunto di poter contare sul contributo di Gianfranco Zola, Maurizio Viscidi e Milani nelle attività di Club Italia.

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Il confronto con Maldini

Il dirigente ha ammesso di non aver letto il piano elaborato da Paolo Maldini insieme a Leonardo durante la precedente esperienza alla guida dell’area tecnica. «Quando arrivi in un ambiente come questo, prima vuoi costruire la tua visione e il tuo modo di lavorare», ha spiegato Ranieri.

Pur seguendo un percorso autonomo, Ranieri condivide l’idea dell’ex dirigente rossonero sulla durata della ricostruzione. «Maldini parlava di un viaggio di otto-dieci anni: sono d’accordo, ci vuole tempo», ha dichiarato.

L’ex commissario tecnico ha scelto invece di non commentare le discussioni legate alla possibile rielezione di Giovanni Malagò alla presidenza della Figc. «Preferisco restare nel mio campo e non occuparmi di queste altre questioni», ha affermato.


Il modello francese

Tra i riferimenti valutati da Ranieri c’è il centro francese di Clairefontaine, conosciuto anche grazie all’esperienza del suo ex collaboratore Christian Damiano, che vi aveva lavorato con Gérard Houllier.

Il modello prevede una figura incaricata di formare gli allenatori e di verificare direttamente nei centri che le indicazioni vengano applicate. Ranieri ritiene che alcuni elementi di quella organizzazione possano essere adattati al sistema italiano.

Il dirigente ha infine respinto l’idea di legare la riforma a un metodo personale. «Non voglio sentir parlare di metodo Ranieri. Siamo italiani e dobbiamo tornare a valorizzare ciò che sappiamo fare bene», ha concluso.

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