Zhang Weiwei: «L’Europa ha perso autonomia» e sfida Washington
Il docente della Fudan critica la dipendenza europea dagli Stati Uniti, difende il modello politico cinese e giudica irrazionale l’ipotesi di uno scontro con la Russia
L’Europa dovrebbe smettere di seguire automaticamente la linea degli Stati Uniti e tornare a difendere interessi propri. È questo il punto di partenza della lettura proposta da Zhang Weiwei, docente di Relazioni internazionali alla Fudan University e tra le voci pubbliche più note della Cina, intervenuto a margine di un incontro organizzato dal Berggruen Institute presso il Centro Studi Americani.
Il professore, che dirige il China Institute della Fudan University, alterna l’attività accademica alla presenza nel programma politico This Is China, trasmesso da Dragon TV. Nel maggio 2021 aveva inoltre parlato davanti al Politburo del Partito comunista presieduto da Xi Jinping, in una relazione dedicata alla capacità della Cina di rappresentare sé stessa sulla scena internazionale.
L’autonomia europea è il nodo
Secondo Zhang, negli ultimi decenni Pechino ha sostenuto l’integrazione del continente e una maggiore indipendenza europea. A suo giudizio, invece, sarebbe stata l’Unione europea a cedere progressivamente margini di autonomia, fino a esporsi alla competizione tra Washington e Pechino senza una strategia pienamente propria.
Il docente richiama anche le parole di Emmanuel Macron sul rischio che l’Europa finisca per diventare una sorta di subordinata degli Stati Uniti. Donald Trump, nella sua interpretazione, privilegerebbe i rapporti con Paesi e leader che considera forti, tra cui Vladimir Putin e la dirigenza cinese. Da qui l’invito rivolto agli europei: «L’Europa dovrebbe difendere con fermezza i propri interessi».
Per Zhang, il problema non riguarda soltanto i rapporti di forza geopolitici. La sua critica investe anche la preparazione europea a un possibile conflitto con la Russia entro la fine del decennio, considerata una prospettiva «irrazionale», mentre l’espansione della Nato viene indicata come una delle principali cause della guerra in Ucraina.
Pechino respinge la guerra commerciale
Sul fronte economico, il professore riconosce che la Cina presenta un forte saldo positivo negli scambi di merci con l’Europa, ma invita a leggere quel dato insieme ad altri elementi. Una parte delle esportazioni, spiega, deriva da beni prodotti in Cina da imprese europee, in particolare nel settore automobilistico, e successivamente venduti nel mercato dell’Unione.
Nel calcolo andrebbero inclusi anche i servizi, comparto nel quale sarebbe invece la Cina a registrare un disavanzo nei confronti dell’Europa. Considerando inoltre i profitti delle aziende europee attive in Cina, Zhang ritiene che la distanza tra i due sistemi economici risulti meno ampia di quanto suggeriscano i soli dati sulle merci.
La posizione cinese, sostiene, non punta a conservare stabilmente né un avanzo né un passivo commerciale. L’obiettivo dovrebbe essere l’espansione dei vantaggi reciproci, attraverso una crescita complessiva degli scambi. «Una guerra commerciale sarebbe semplicemente stupida, sia per la Cina sia per l’Europa», afferma.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
La Cina oltre il modello occidentale
Il nucleo della sua impostazione politica è il concetto di Stato-civiltà. Zhang descrive la Cina contemporanea come l’unione tra una civiltà rimasta continua per millenni e una struttura statale moderna di dimensioni enormi, per popolazione, territorio, capacità produttiva e apparato amministrativo.
Questa chiave di lettura lo porta a respingere l’idea che il multipartitismo, l’alternanza elettorale e la democrazia liberale siano criteri validi in ogni contesto per misurare la legittimità o l’efficienza di un sistema politico. Il riferimento storico è l’unificazione del 221 avanti Cristo, seguita da oltre duemila anni di organizzazione politica unitaria e da una tradizione confuciana fondata sulla selezione dei funzionari.
Zhang ricorda in particolare gli esami per l’accesso al servizio civile, introdotti circa 1.500 anni fa. Nella sua interpretazione, la competenza richiesta alla classe dirigente cinese deriva anche dal percorso di molti suoi esponenti, chiamati prima dei vertici nazionali ad amministrare province con decine di milioni di abitanti, talvolta più di cento milioni.
Da questa premessa nasce il giudizio più severo sull’Europa: «Considero la leadership politica cinese tra le più competenti al mondo». Al contrario, la guida dell’Unione europea viene descritta come «molto debole» e «molto al di sotto» di quella cinese.
Le previsioni rilanciate su Trump
La contrapposizione tra i due modelli era già emersa nel confronto del 2011 con Francis Fukuyama, autore de La fine della storia. Da una parte veniva posta la centralità delle istituzioni liberaldemocratiche; dall’altra Zhang sosteneva che il successo cinese dimostrasse la possibilità di percorsi diversi verso la modernizzazione.
A distanza di quindici anni, il professore rivendica alcune analisi formulate allora. Ricorda di avere previsto che le Primavere arabe sarebbero sfociate in un «Inverno arabo», di avere sostenuto la necessità di riformare anche il sistema politico statunitense e di avere avvertito dei rischi del populismo per le democrazie occidentali.
Zhang collega quelle valutazioni all’ascesa di Donald Trump, che a suo avviso avrebbe confermato la fragilità di un quadro politico già sottoposto a forti tensioni. La sua lettura resta profondamente distante da quella occidentale, ma individua nella crisi dell’autonomia europea e nello scontro tra Washington e Pechino i passaggi decisivi per il futuro dei rapporti internazionali.
Continua a leggere
Scuole sotto assedio in Francia: la protesta degli studenti non si ferma
Incendi, scontri e arresti segnano una nuova giornata di mobilitazione, mentre resta senza esito il confronto con il ministro dell’Istruzione.
Pedro Sánchez al bivio: la nuova pausa che può decidere il suo futuro
Tra pressioni sociali, indagini sulla moglie e una maggioranza politica sotto tensione, il premier spagnolo torna a interrogarsi sulla permanenza alla Moncloa.
Sicurezza e turismo: la Rocinha racconta un altro Brasile
A Rio de Janeiro João Bosco descrive una Rocinha senza sparatorie né aggressioni e segnala una crescita del turismo del 20% in un anno, mentre il Paese sceglie tra Lula e Flavio Bolsonaro.
Mélenchon tra piazza e governo: la scommessa che può aiutare Le Pen
A sette mesi dalle presidenziali, il leader della France Insoumise cerca un equilibrio tra mobilitazione sociale, ampliamento del consenso e credibilità istituzionale.