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Attualità 4 min di lettura54 min fa

Zhang avverte l’Europa: «Non cerchi il favore di Washington

L’intellettuale cinese difende l’autonomia europea, contesta la lettura occidentale della Cina e giudica debole la leadership dell’Unione europea.

L’Europa dovrebbe perseguire i propri interessi senza inseguire l’approvazione degli Stati Uniti. È questa la posizione espressa da Zhang Weiwei, che considera Cina, Russia, Unione europea e Washington portatrici di obiettivi differenti e invita i governi europei a recuperare maggiore autonomia strategica.

Secondo il professore, Pechino sostiene da tempo l’integrazione del continente e la sua indipendenza politica. A suo giudizio, invece, è stata l’Europa a cedere parte della propria capacità decisionale. Donald Trump, aggiunge, tende a rispettare soprattutto gli Stati e i leader che percepisce come forti, mentre Emmanuel Macron ha già messo in guardia dal rischio che l’Europa finisca per diventare subordinata agli Stati Uniti.


Le previsioni rivendicate da Zhang

Nel corso dell’intervista Zhang ha richiamato alcune analisi formulate negli anni passati. Nel 2011, durante il confronto con Francis Fukuyama, aveva messo in dubbio l’ottimismo suscitato dalle Primavere arabe, sostenendo che sarebbero potute sfociare in un “inverno arabo”.

Lo studioso afferma inoltre di aver chiesto riforme profonde anche per il sistema politico statunitense e di aver segnalato in anticipo il rischio che il populismo indebolisse le democrazie occidentali. Collega quelle valutazioni all’ascesa di Donald Trump e considera il loro sviluppo una conferma delle proprie tesi.


Un intellettuale vicino al potere cinese

L’incontro con Zhang si è svolto al Centro Studi Americani, in occasione di un appuntamento promosso dal Berggruen Institute, organizzazione presente a Los Angeles, Pechino e Venezia. Al confronto hanno partecipato esponenti di un’area politica e culturale riconducibile al mondo euro-atlantico.

Zhang insegna Relazioni internazionali e dirige il China Institute della Fudan University. È anche una figura molto conosciuta nel dibattito pubblico cinese: interviene nel programma politico This Is China, trasmesso da Dragon TV, e raccoglie centinaia di milioni di visualizzazioni sulle piattaforme social.

Nel maggio 2021 aveva parlato davanti al Politburo del Partito comunista presieduto da Xi Jinping. Il tema della relazione riguardava il rafforzamento della capacità della Cina di presentare la propria identità e la propria visione al resto del mondo.


La Cina come Stato-civiltà

La sua lettura della politica cinese ruota attorno alla definizione di “Stato-civiltà”. Zhang sostiene che la Cina non possa essere valutata soltanto come uno Stato nazionale moderno, secondo categorie sviluppate in Europa: nella sua interpretazione, essa unisce una struttura statale contemporanea di dimensioni immense a una continuità culturale e politica millenaria.

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Per sostenere questa tesi, richiama l’unificazione avvenuta nel 221 avanti Cristo e la lunga tradizione degli esami imperiali destinati a selezionare i funzionari. La classe dirigente cinese contemporanea, osserva, comprende persone che prima di arrivare ai vertici hanno amministrato province con decine di milioni di abitanti, in alcuni casi più di cento milioni.

Da qui nasce il giudizio più netto sull’Europa: Zhang definisce la leadership cinese «tra le più competenti al mondo» e quella dell’Unione europea «molto debole», oltre che «molto al di sotto» del livello raggiunto da Pechino. La sua conclusione è che l’Europa avrebbe bisogno di una guida politica più autorevole.


Commercio, Ucraina e scontro di modelli

Sul piano economico, Zhang respinge l’idea che il disavanzo commerciale europeo dipenda esclusivamente dalle esportazioni cinesi. Una quota rilevante, spiega, riguarda beni prodotti in Cina da aziende europee, soprattutto del settore automobilistico, e successivamente venduti in Europa. A questo andrebbe aggiunto il commercio dei servizi, nel quale sarebbe invece la Cina a registrare un saldo negativo nei confronti dell’Unione.

Considerando anche gli utili delle imprese europee e il vantaggio europeo nei servizi, secondo Zhang la distanza tra le due economie risulterebbe più contenuta. La Cina, sostiene, non punterebbe né a un avanzo né a un disavanzo permanente: l’obiettivo dovrebbe essere ampliare i benefici per entrambe le parti, perché una guerra commerciale danneggerebbe sia Pechino sia Bruxelles.

La sua critica all’Occidente riguarda però soprattutto i criteri con cui vengono giudicati i sistemi politici. Zhang ritiene che multipartitismo, alternanza elettorale e democrazia liberale non possano essere utilizzati come parametri validi in ogni contesto storico. Il modello cinese, nella sua ricostruzione, deriverebbe da una continuità istituzionale che attraversa oltre duemila anni, pur senza coincidere con l’attuale sistema a partito unico.

Sulla guerra in Ucraina, la sua posizione coincide con quella ufficiale di Pechino: l’espansione della Nato viene indicata come una delle cause principali del conflitto. Zhang giudica inoltre «irrazionale» l’ipotesi, sostenuta in alcuni Paesi europei, di prepararsi a un possibile confronto militare con la Russia entro la fine del decennio.

Il confronto con Francis Fukuyama resta centrale nella sua narrazione. Le due impostazioni rappresentano, secondo Zhang, interpretazioni opposte della modernizzazione: da una parte la fiducia nelle istituzioni liberaldemocratiche, dall’altra l’idea che la crescita cinese dimostri l’esistenza di percorsi politici alternativi.

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