Washington frena su Mosca: l’ira di Zelensky divide il Congresso
La sospensione delle nuove misure contro la Russia scatena accuse trasversali negli Stati Uniti e riaccende lo scontro sulla strategia di Trump verso Putin.
La decisione di Donald Trump di rinviare l’applicazione delle sanzioni contro la Russia ha aperto una frattura politica negli Stati Uniti e provocato la reazione immediata di Volodymyr Zelensky. Il provvedimento arriva a due settimane dalle elezioni di metà mandato e mette sotto pressione il presidente americano, accusato da esponenti di entrambi gli schieramenti di indebolire la posizione di Washington verso il Cremlino.
Il capo dello Stato ucraino ha sostenuto che Mosca, proprio mentre intensifica gli attacchi alle infrastrutture energetiche dell’Ucraina, riceva un segnale favorevole. Nel suo messaggio ha avvertito: «Così Trump incoraggia Putin a continuare ad attaccare».
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La protesta supera i confini dei partiti
Le critiche non arrivano soltanto dai democratici. Il deputato repubblicano Don Bacon ha accusato Trump di allungare il conflitto invece di avvicinarne la conclusione: «Trump sta prolungando la guerra, non la sta facendo finire».
Sul fronte democratico, Elizabeth Warren ha contestato la sospensione perché, a suo giudizio, svuota le indicazioni approvate dal Congresso e riduce la pressione sul Cremlino. Don Beyer ha definito la scelta un nuovo cedimento nei confronti di Putin e ha chiesto ai parlamentari di reagire.
Anche il senatore repubblicano Thom Tillis ha giudicato la decisione estremamente irresponsabile. Secondo il parlamentare, l’amministrazione starebbe ignorando una legge sostenuta da 86 senatori contro 11, mentre John Cornyn ha evocato la probabile contrarietà di Lindsey Graham, promotore della misura.
La legge congelata da Trump
Il provvedimento porta il nome di Lindsey Graham, senatore repubblicano scomparso a luglio mentre cercava di consolidare il sostegno alla proposta. Il testo aveva ottenuto il via libera del Senato il 7 agosto, con 86 voti favorevoli e 11 contrari, e quello della Camera il 16 settembre, con 262 sì e 159 no.
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Trump aveva promulgato la legge il 18 settembre. Il testo gli consentiva però di sospendere o rinviare le sanzioni quando ritenesse necessario tutelare gli interessi nazionali degli Stati Uniti. Venerdì notte il presidente ha utilizzato questa facoltà per bloccare, nei confronti della Russia, l’entrata in vigore delle nuove misure prevista per oggi, senza indicare motivazioni più precise.
Cosa prevedevano le nuove misure
Il pacchetto colpisce funzionari russi, oligarchi, banche e altre istituzioni finanziarie, oltre alla cosiddetta flotta fantasma impiegata da Mosca per mantenere le esportazioni energetiche aggirando le sanzioni già esistenti.
La legge stabiliva inoltre dazi del 100% sui cinque principali acquirenti di petrolio e gas naturale russi e del 500% sulle importazioni provenienti dalla Russia. Nell’ordine firmato dal presidente, gli Stati Uniti dichiarano che controlleranno gli acquisti di greggio russo effettuati da altri Paesi e che i suoi consiglieri valuteranno eventuali ulteriori provvedimenti.
L’allarme di Kiev sull’inverno
Zelensky ha collegato la scelta americana agli attacchi russi contro il comparto energetico ucraino. Secondo il presidente, Mosca starebbe cercando di provocare un blackout prima dell’inverno, lasciando milioni di persone senza elettricità e riscaldamento.
Da qui la richiesta di mantenere alta la pressione economica. Il leader ucraino ha sostenuto che allentare le sanzioni e offrire a Putin vantaggi finanziari renda più probabile la prosecuzione dell’offensiva, mentre ha accolto positivamente la preparazione di nuovi pacchetti di sostegno da parte dei partner europei.
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